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“Il regolamento concessioni non si può né si potrà adottare”

Secondo Massimo Provinciali hanno tutti dimenticato – operatori, giornalisti ma soprattutto politici – che è la competenza concorrente sulla portualità a precludere allo Stato il potere regolamentare sulla materia

di Redazione SHIPPING ITALY
13 Maggio 2022
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Da Massimo Provinciali, dirigente di lungo corso del Ministero delle Infrastrutture e a lungo segretario generale dell’Autorità portuale di Livorno, riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente intervento, ispirato dall’articolo con cui SHIPPING ITALY ha raccontato ieri dell’accordo raggiunto nella maggioranza sulla riscrittura dell’articolo 18 della legge portuale, inserita nel Ddl Concorrenza in gestazione.

 

“Mi vedo costretto, anche ora che sono definitivamente uscito dal mondo della portualità, ad intervenire sull’annoso tema del Regolamento a suo tempo previsto dall’art.18 della legge n.84 del 1994. Lo spunto è l’articolo di oggi su ShippingItaly.it sull’ipotesi di revisione della norma, nel quale, ancora una volta, viene stigmatizzata la mancata adozione del Regolamento lasciando trapelare un’idea di inerzia o incapacità dell’amministrazione. Confesso che sono un po’ frustrato, in quanto avrò illustrato qualche decina di volte, in convegni, articoli, tavole rotonde, le ragioni giuridiche e istituzionali ostative all’adozione del Regolamento, ma evidentemente non ho mai goduto di adeguata capacità di persuasione.

Intervengo di nuovo, davvero per l’ultima volta, in quanto essendo stato Direttore generale dei porti del Ministro dal gennaio 2000 al dicembre 2004, il Regolamento sarebbe dovuto uscire durante il mio mandato.

Riassumo velocemente. Il Regolamento fu predisposto in bozza e inviato al Consiglio di Stato per il prescritto parere. In attesa dell’espressione di detto parere, i contenuti del Regolamento furono sommariamente anticipati alle autorità portuali con una circolare a firma dell’allora sottosegretario, il compianto Massimo D’Antona. Nel frattempo, sopraggiunse nel 2001 la riforma del Titolo V della Costituzione che collocò la portualità tra le materie a legislazione concorrente Stato/Regioni e il Consiglio di Stato sentenziò che in dette materie lo Stato non aveva più potere regolamentare, ma solo quello di adottare leggi di princìpi.

Questo motivo, ripeto, di natura giuridico-istituzionale, è l’unico motivo per il quale il Regolamento non ha più visto la luce, né potrà vederla, a meno che il Consiglio di Stato non cambi indirizzo, come pure sembrava aver fatto dopo la riforma Delrio. C’è peraltro da chiedersi (ma questa è davvero un’osservazione da uomo della strada) se, avendo ormai il Regolamento comunitario e le direttive dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, sia proprio necessario un ulteriore livello di regolamentazione delle attività portuali.

Massimo Provinciali

 


Se il regolamento non si può adottare (il settore è effettivamente iper-regolato e non a caso, forse, il Disegno di legge originariamente predisposto dal Governo aveva espunto la previsione del regolamento), perché un emendamento firmato da tutte le forze di maggioranza, presumibilmente concordato col Governo stesso quindi, lo ha ripristinato? Provinciali, diplomatico consumato, non si sottrae: “Forse la risposta è che come tutti (operatori e giornalisti) dimenticano la causa giuridico-istituzionale della mancata adozione, forse l’hanno dimenticata anche i politici…”.

Ma, pur ripromettendoci una cura a base di memoril, se i timori di Provinciali sono fondati, occorrerà forse trovare il braccio e la testa collegati alla manina che, riproponendo il chimerico regolamento, ha evidentemente interesse a preservare l’impasse degli ultimi 25 anni e la conseguente giungla giudiziaria scaturitane, ideale, come ogni giungla che si rispetti, a imboscate di ogni genere.

A.M.

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