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Bruxelles frena i finanziamenti di Pnrr e Fondo Complementare per navi e ferrovie merci italiane

Il monitoraggio del Mims sullo stato di attuazione al 30 giugno rivela che fin quando non arriva il via libera da Bruxelles (richiesta ormai da mesi) non potranno partire i bandi per retrofit e nuovi investimenti

di Nicola Capuzzo
14 Luglio 2022
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Il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (Mims), responsabile di interventi finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e dal Piano Nazionale Complementare (Pnc) per complessivi 61,4 miliardi di euro, ha informato di aver emanato alla data del 30 giugno scorso “atti di ripartizione e assegnazione delle risorse per 60,6 miliardi di euro, pari al 98,6% del totale”.

È quanto emerge dal monitoraggio periodico sull’attuazione del Pnrr e del Pnc di competenza del Ministero, responsabile del raggiungimento, entro il 2026, di 57 tra traguardi (milestones) e obiettivi (target) del Pnrr (47 investimenti e 10 riforme) e di 170 target relativi ai 22 investimenti del Pnc.

Una nota spiega che, “per quanto riguarda il Pnrr, il Mims ha raggiunto 13 obiettivi (9 europei e 4 target intermedi) corrispondenti al 100% di quelli previsti per il 2021 e per il primo semestre del 2022. Inoltre, ha già raggiunto tre obiettivi con scadenza a dicembre 2022 e sono in fase avanzata di attuazione gli ultimi due obiettivi del quarto trimestre dell’anno in corso, che riguardano la riforma delle concessioni portuali e l’affidamento lavori per l’alta velocità ferroviaria Napoli-Bari e Palermo-Catania. In particolare, le riforme previste per il 2022 e già conseguite riguardano: la semplificazione normativa e il rafforzamento della governance per gli investimenti delle infrastrutture di approvvigionamento idrico; la semplificazione del processo di pianificazione strategica delle Autorità di sistema portuale; la semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti di cold ironing nelle banchine dei porti”.

Per quanto riguarda il Piano nazionale complementare, invece, “dopo aver raggiunto tutti i 32 obiettivi previsti per il 2021, nel primo semestre 2022 sono stati conseguiti solo 25 dei 31 target attesi. I sei mancanti sono in gran parte legati a interventi per i quali (dopo la comunicazione effettuata nell’ultimo trimestre del 2021) si attende, a breve, l’autorizzazione della Commissione europea”. Si tratta di “investimenti per l’upgrading e il refitting delle navi e l’acquisto di mezzi interoperabili e la realizzazione di raccordi per il trasporto ferroviario delle merci”. Proprio questi finanziamenti avevano spaccato anche le associazioni degli armatori, con Confitarma contraria perché (diceva già lo scorso dicembre l’associazione guidata da Mario Matioli) “quei 500 milioni sono un primo passo per il rinnovo e l’ammodernamento della flotta italiana da cui però al momento rimane purtroppo esclusa un’importante parte delle navi di imprese radicate in Italia, da tempo impegnate in tal senso”. In attesa dell’autorizzazione da parte della Commissione Europea, “il bando è già stato predisposto in bozza” fa sapere il Mims.

Per ciò che riguarda il rinnovo del materiale rotabile e infrastruttura trasporto ferroviario merci (locomotori interoperabili e carri), il dicastero precisa che “il 13 ottobre 2021 è stato emanato il DM di concerto con il Mef con le modalità per la concessione dei contributi per il finanziamento. Al conseguimento dell’autorizzazione della Commissione Europea, richiesta in data 9 settembre 2021, sarà avviata la procedura di concessione dei contributi e saranno individuati i beneficiari”.

A proposito di infrastrutture per il trasporto ferroviario merci (raccordi ferroviari) “è stato emanato in data 21 dicembre 2021 il DM che individua gli interventi e assegna le risorse a RFI. L’intervento è all’esame della Commissione Europea”.

Anche in materia di infrastrutture Gnl (micro-liquefattori) e navi bunkerine “sono stati emanati i Decreti ministeriali per l’individuazione dei criteri di ammissibilità e il parere favorevole della Commissione Europea sul tema degli aiuti di Stato”.

Oltre a ciò, “dopo che la prima gara per l’acquisto di tre navi da impiegare nello Stretto di Messina era andata deserta, Rfi ha provveduto a pubblicare un nuovo bando prevedendo risorse aggiuntive per l’acquisto di due navi con l’opzione per una terza”.

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