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Interviste

Selvatici: “A Trieste ci aspettiamo di vedere a breve navi da almeno 18.000 Teu”

Intervista all’amministratore delegato del Trieste Marine Terminal che nel 2022 potrebbe fare registrare volumi da record per numero di container imbarcati e sbarcati

di Nicola Capuzzo
20 Ottobre 2022
Stampa
Stefano Selvatici (Trieste Marine Terminal)

Questa intervista fa parte dei contenuti pubblicati all’interno dell’inserto CONTAINER ITALY: 

CLICCA E LEGGI GRATUITAMENTE “CONTAINER ITALY – Edizione 2022” in formato Pdf

Trieste Marine Terminal nei primi nove mesi del 2022 sta crescendo fra il 15 e il 20% in termini di Teu movimentati e nel prossimo futuro si accinge ad avviare i tanto attesi lavori di ampliamento delle banchine che consentiranno di accogliere navi portacontainer di ultima generazione. La società partecipata al 50% da Msc e da To Delta, a meno che negli ultimi tre mesi dell’anno non si assisterà a un crollo dei volumi in import/export, potrebbe chiudere il 2022 attorno a quota 750mila Teu imbarcati e sbarcati battendo il precedente record 688.649 Teu (risalente al 2019). L’amministratore delegato di Trieste Marine Terminal, Stefano Selvatici, in questa intervista fa il punto sui lavori e sugli investimenti previsti al Molo VII del porto di Trieste.

 

Dott. Selvatici visto il momento che si sta vivendo partiamo dalle criticità e dalle minacce che come terminal prevedete per i mesi a venire?

“Nel breve termine risentiremo della congiuntura mondiale. Ci aspettiamo un autunno caldo, con la variabile del costo dell’energia che la farà senz’altro da padrona. In generale, i prezzi sono cresciuti e l’inflazione ha raggiunto livelli importanti. Speriamo nella tenuta del sistema economico, ma senz’altro le prospettive sono meno favorevoli rispetto a qualche mese fa.”

Trieste Marine Terminal ha però in cantiere investimenti importanti, li ricordiamo?  

“Siamo nella seconda fase della gara per l’ampliamento del terminal e, secondo cronoprogramma, i lavori partiranno nella prima metà del prossimo anno. Inoltre, stiamo definendo le specifiche per l’acquisto di due gru di banchina da 24 file. L’allungamento della banchina, l’acquisto di due nuove gru, assieme ad altri interventi sullo yard ci permetteranno di poter essere più performanti nelle nostre operazioni, aumentare la capacità del terminal e poter accogliere navi di maggior capacità.”

Come pensate di affrontare la crescente concorrenza nel bacino portuale del Nord Adriatico?

“La concorrenza non ci spaventa, le rese a Trieste Marine Terminal sono altamente concorrenziali. Vero è che saremmo più felici di giocarci questa partita ad armi pari; mi riferisco nello specifico ai costi di energia e manodopera che sono decisamente inferiori in Slovenia e Croazia. Contiamo però sull’affidabilità dei nostri servizi e in particolare sul nostro network ferroviario, grazie al quale ‘avviciniamo’ le banchine di Tmt alle aree economiche italiane e centro-est europee maggiormente produttive. Fino ad oggi ciò è stato premiante.”

Pensa che in futuro le compagnie di navigazione avranno convenienza a portare in Alto Adriatico le grandi navi da 20.000 Teu?

“I lavori di ampliamento del nostro terminal permetteranno di poter ospitare anche le portacontainer da 24.000 Teu. Non credo, però, che nel breve-medio periodo ne vedremo a Trieste. Senz’altro, ci aspettiamo di vedere a breve portacontainer da 18/20.000 Teu; credo che nei prossimi anni le compagnie di navigazione continueranno a concentrare l’utilizzo delle navi più grandi nel trade Asia – Nord Europa.”

Vi aspettate un concreto ‘aiuto’ dal reshoring?

“Il container risulta sempre la modalità di trasporto via mare più conveniente e l’utilizzo è in continua crescita. Abbiamo collegamenti con molti porti del Mediterraneo e abbiamo registrato incrementi di volumi da e verso queste aree. Ritengo che il reshoring sia un fenomeno che inciderà marginalmente sui volumi complessivi; l’infrastruttura produttiva asiatica non si crea in pochi anni.”

Trieste Marine Terminal sarà sempre un terminal solo full container?

“In tema di diversificazione da qualche anno ci stiamo specializzando nelle operazioni Project cargo, ovvero il carico non containerizzato trasportato su navi portacontainer e il mercato sta riconoscendo la nostra professionalità con l’aumento dei volumi. In passato abbiamo avuto delle brevi esperienze con i traffici ro-ro e credo di poter dire di essercela cavata egregiamente.

Non abbiamo preclusioni, ma ritengo che la componente container continuerà ad avere l’assoluta prevalenza nell’attenzione di Trieste Marine Terminal.”

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