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Lo stabilimento Wärtsila di Trieste attira diversi interessi

Secondo quanto riferito a valle del tavolo ministeriale sulla possibile chiusura dello stabilimento il Governo avrebbe contatti con tre soggetti (fra cui Fincantieri) e l’advisor dell’azienda con cinque

di Redazione SHIPPING ITALY
18 Novembre 2022
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Sarebbero molteplici i soggetti interessati a rilevare lo stabilimento triestino che il colosso finlandese della produzione di motori marittimi e generatori Wärtsila vuole dismettere.

La circostanza è emersa a latere del tavolo convocato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy alla presenza del capo di gabinetto Federico Eichberg (il ministro Adolfo Urso era impegnato su Acciaierie d’Italia), che ha parlato di “tre interlocuzioni con soggetti industriali che ci prospettano un futuro per Wärtsilä e che sono ancora a un livello di maturazione che non sappiamo se diventerà un frutto da cogliere”. Secondo Eichberg uno di questi nomi “tutti lo conosciamo bene”, locuzione comunemente attribuita a Fincantieri. L’azienda ha invece spiegato che l’advisor incaricato avrebbe accolto cinque interessamenti per l’area. Riserbo massimo sui nomi, fra i quali, secondo la testata Adriaports, potrebbe esserci anche quello di coreana Hyundai HiMSEN, fabbrica di motori 4 tempi che fornisce il 90% delle installazioni di Dsme (Daewoo shipbuilding & marine engineering).

Wärtsilä avrebbe proposto inoltre di continuare la produzione fino a “tarda primavera” del 2023, incontrando però il rigetto dei sindacati, secondo cui l’azienda non offre garanzie sul dopo e se si vuole proseguire nel confronto “Wärtsilä deve accompagnare il processo di reindustrializzazione con la produzione fino a quando non ci sarà un piano chiaro per i lavoratori e il sito di Trieste”

“Non si può parlare di scadenze – ha dichiarato all’agenzia Ansa Marco Relli (Fiom) – l’azienda deve presentare un piano industriale e nel frattempo la produzione deve continuare. Di base c’è la salvaguardia dei posti lavoro e dell’industria”. A fargli eco Sasha Colautti dell’esecutivo nazionale Usb: “La scadenza di giugno è un problema enorme, una pregiudiziale che va rimossa al più presto, se si vuole produrre una vera discussione. Come Usb abbiamo richiesto che ci sia una Governance del Ministero che tolga dalle mani dell’azienda la facoltà di decidere su chi andrà a reindustrializzare lo stabilimento”.

Resta in ballo anche il tema della ripresa delle attività e della trattativa con i sindacati per l’uscita dei motori dallo stabilimento. Fra essi anche alcuni propulsori di Fincantieri, il cui amministratore delegato Pierroberto Folgiero ha dichiarato che “la nostra soluzione è mettere in mora industrialmente in tutti i modi questi signori, perché capiscano quanto male stanno facendo alla Fincantieri, cosa comporterà per loro questo male, quanto male stanno facendo all’industria, al territorio, ai lavoratori e in fin dei conti a loro stessi. Siamo in una fase di contrasto, intelligente ma contrasto, con questi signori: i motori ci servono e dobbiamo caricarli sulle navi”.

Nei giorni scorsi sulla questione Wartsila è intervenuto anche il presidente esecutivo di Msc Crociere, Pierfrancesco Vago, in occasione della consegna della nave Msc Seascape a Monfalcone proprio da parte di Fincantieri: “Mi sono speso personalmente – insieme alle istituzioni e alle rappresentanze sindacali – per scongiurare la chiusura della fabbrica. Quest’area rappresenta infatti uno dei più importanti e prestigiosi distretti europei della cantieristica. E per l’Italia sarebbe un errore imperdonabile – e una gravissima perdita – dover rinunciare a una componente così importante di questa filiera” sono state le parole di Vago.

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