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I terminal container di Psa a Genova e Venezia chiudono l’anno a 2.063.021 Teu (+2,8%)

A Pra’ i box imbarcati e sbarcati sono cresciuti del 2,8%, a Marghera del 39% mentre a Calata Sanità sono scesi del 23%

di Nicola Capuzzo
9 Gennaio 2023
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Psa Genova Pra’ veduta aerea da gate

Il gruppo terminalistico Psa Italy ha chiuso il 2021 con una crescita del 3% rispetto al 2021 in termini di Teu movimentati nel 2022 nei terminal di Psa Genova Pra’, di Psa Sech del bacino storico del porto ligure e Psa Vecon a Marghera (Venezia). Più nel dettaglio la banchina di Psa Genova Pra’ ha fatto registrare un incremento del 2,8%, raggiungendo nell’anno che si è appena chiuso quota 1.526.707 Teu in import ed export (erano 1.484.591 a fine 2021), confermandosi ancora come il principale terminal container gateway italiano.

Performance positiva anche in Laguna, dove Psa Venice – Vecon ha fatto segnare un +39%, raggiungendo i 304.727 Teu movimentati rispetto ai 218.713 dell’anno precedente.

Numeri in calo, invece, per quanto riguarda Psa Sech dove i Teu imbarcati e sbarcati sono stati 231.587, con una flessione già annunciata rispetto al risultato record del 2021 di 303.213 Teu.

“Dati positivi e confortanti, in linea con l’anno precedente, soprattutto se letti alla luce della flessione della domanda e dell’andamento dei noli container che ha caratterizzato la seconda metà del 2022″ è il commento di Roberto Ferrari, amministratore delegato di Psa Italy. “Abbiamo così raggiunto il nostro obiettivo di mettere a sistema i terminal genovesi, che hanno sottolineato la leadership a livello nazionale del porto di Genova. Grande soddisfazione anche per l’andamento di Vecon, strategico per l’area produttiva del nord-est italiano”.

La flessione dei volumi che ha interessato in particolare il terminal di Sech è “principalmente figlia – prosegue Ferrari – di alcune scelte strategiche dei global carrier dovute all’andamento dei noli nella seconda metà dell’anno, che ha portato in molti casi a una razionalizzazione dei servizi per contenere i costi e adeguarsi alle nuove condizioni di mercato. I terminal si devono adeguare a questi continui picchi e flessioni, che rendono difficile la gestione delle risorse e generano extra costi: le indicazioni per il 2023 che arrivano dall’economia globale non sono certamente confortanti, ma il nostro modello di business è solido e siamo pronti a far fronte anche a periodi di maggior turbolenza, come del resto è stato anche negli ultimi due anni, con pandemia e conflitto russo-ucraino che hanno impattato in modo dirompente su tutti i settori e quindi anche sull’andamento del trasporto containerizzato e dei rispettivi terminal”.

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