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Prorogati fino a fine anno i collegamenti con le isole minori della Sardegna

Delcomar però mette in guardia: “In assenza di adeguamenti insufficienti ridurremo i servizi”

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
6 Aprile 2023
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Sono stati prorogati fino al 31 dicembre 2023 i collegamenti marittimi in continuità territoriale, (diurni e notturni) dalla Sardegna verso le isole di San Pietro, La Maddalena e Asinara, gestiti da Delcomar e dalla sua controllata Ensamar. Lo ha comunicato l’assessore regionale dei Trasporti, Antonio Moro.

In particolare, chiarisce una nota della Regione, il contratto di servizio con Delcomar per la gestione dei collegamenti con Carloforte e La Maddalena prevede per la compagnia un corrispettivo di circa 11,5 milioni di euro (Iva inclusa), importo che recepisce un adeguamento Istat dei prezzi al consumo, “nel suo ultimo dato disponibile pari a 118,5 (febbraio 2023) che porta un tasso di inflazione rispetto alla data di avvio del contratto (aprile 2016) del 18,98%.”

Delcomar garantirà inoltre, in regime di proroga, il collegamento di servizio pubblico in emergenza di trasporto marittimo con l’Asinara, ovvero la linea Porto Torres-Cala Reale, per circa 1,5 milioni di euro, mentre Ensamar gestirà, sempre in proroga e per lo stesso periodo, il trasporto marittimo notturno della linea Carloforte-Calasetta e viceversa (per 2,3 milioni circa 2, calcolato sull’adeguamento all’indice Istat) e La Maddalena-Palau e viceversa (1,86 milioni circa). Nella nota Moro ha anche stigmatizzato quanto avvenuto in occasione delle gare pubbliche per la riaggiudicazione dei diversi servizi, andate finora deserte: “Si è venuta a creare una situazione grave a causa del disinteresse degli operatori a partecipare alle procedure a evidenza pubblica per l’affidamento dei collegamenti con le isole minori” ha commentato l’assessore.
Una frase che ha suscitato la replica della stessa Delcomar, che in una nota ha anche puntato il dito contro il livello degli adeguamenti delle compensazioni fissate nel contratto di proroga, descrivendoli come insufficienti e preannunciando una riduzione delle corse in assenza di correttivi. “Pur senza alcun obbligo contrattuale la Delcomar ha manifestato la propria disponibilità per la prosecuzione del servizio dopo il 31 marzo, per garantire la mobilità alle comunità locali, chiedendo che l’amministrazione si facesse carico della compensazione degli insostenibili costi di gestione che, ad oggi, hanno portato la compagnia di navigazione in una condizione di sofferenza finanziaria. ’amministrazione si è rifiutata di adeguare i compensi nella misura sufficiente per il regolare svolgimento degli attuali servizi. Tale decisione, se confermata, imporrà alla Delcomar, la necessità di ridurre i servizi sia a La Maddalena che a Carloforte già dal primo di maggio” vi si legge. Nella nota la compagnia guidata da Franco Del Giudice ha anche replicato ad alcune accuse lanciate dai rappresentanti della Fit Cisl, secondo i quali Delcomar avrebbe rifiutato anche di trovare una intesa sulla procedura negoziata (iter avviato dalla Regione Sardegna per la riaggiudicazione di alcuni servizi dopo il fallimento delle gare a evidenza pubblica), anche sulla base della necessità di garantire l’occupazione dei propri marittimi, usati quindi secondo il sindacato come “forza coercitiva per ottenere maggiori compensazioni economiche”.

Su questo punto, la compagnia afferma di non essersi “mai sottratta al confronto con l’Assessorato ai Trasporti, né con le altre parti interessate” ma indica invece nella presenza di “clausole contrattuali allegate ai bandi di gara che non hanno previsto le necessarie tutele per i lavoratori” una “delle cause che le hanno impedito di presentare un’offerta nelle procedure di gara andate deserte”. “Le maggiori risorse richieste hanno semmai lo scopo di garantire la prosecuzione del servizio e l’adempimento di tutti gli obblighi contrattuali nei confronti dei propri dipendenti” prosegue la nota, che poi si chiude ricordando come

il precedente vettore pubblico Saremar, “per effettuare meno corse delle attuali”, percepisse “ben 4.000.000 di euro l’anno in più” in un periodo “durante il quale i costi di gestione (combustibili, materie prime, etc.) erano pari alla metà degli attuali”.

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