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Passata in Consiglio dei ministri una legge ‘salva diga’ di Genova

Il provvedimento, ampliando oltre le norme ambientali i poteri del commissario Bucci, consentirà di sversare nei cassoni tutti i materiali del cantiere, del ribaltamento a mare e del tunnel subportuale

di Andrea Moizo
10 Ottobre 2024
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cassone diga foranea di genova

I superpoteri di Marco Bucci, sindaco di Genova, commissario per la ricostruzione del ponte Morandi e per la realizzazione della nuova diga foranea di Genova (nonché candidato alla presidenza della Regione Liguria), supereranno anche i limiti posti dal Testo unico dell’ambiente e potranno così sbloccare i lavori della nuova diga foranea dello scalo sotto la Lanterna.

Lo ha deciso il Governo, inserendo come annunciato, in un più generale provvedimento in materia di revisione di procedure autorizzative portato in Consiglio dei ministri, un articolo su misura per la diga, maxi opera finanziata con 500 milioni di euro di fondi Pnrr-Pnc (su 1,3 miliardi totali), affidata a una cordata guidata da Webuild (Pergenova Breakwater) e finita, per le modalità di aggiudicazione, sotto inchiesta delle Procure di Genova ed europea.

Nelle scorse settimane si era arrivati a un’impasse del cantiere. Dopo la posa dei primi 4 cassoni (su 105), l’operazione è stata interrotta. Con l’arrivo della cattiva stagione, infatti, è necessario riempirli in modo da stabilizzarli e impedire che eventuali mareggiate ne causino lo spostamento o addirittura il ribaltamento. Gli uffici tecnici della Regione Liguria, però, nell’ambito di una procedura al Ministero dell’ambiente per accorpare in un’unica soluzione le due fasi di realizzazione della diga attualmente previste, avevano sollevato seri rilievi sul piano di riempimenti elaborato dall’Autorità di sistema portuale (stazione appaltante) e li hanno confermati e rafforzati a inizio ottobre, bocciando i correttivi proposti da questi ultimi.

Due le criticità più significative di un piano elaborato sì nell’ottica di utilizzare il più possibile i materiali di risulta prodotti sia dal cantiere stesso della diga che da altri aperti sul territorio, ma, secondo i tecnici, senza le dovute accortezze di tutela ambientale. Innanzitutto Bucci e Autorità portuale vorrebbero sversare tutti i fanghi del previsto dragaggio dei fondali nei cassoni, mentre la Regione (e in parte pure la documentazione dei consulenti di Autorità portuale) sostiene che quelli maggiormente inquinati (classe E) vadano trattati come rifiuti e si rimpalla col Ministero la responsabilità di autorizzarne o meno lo sversamento.

In secondo luogo il piano prevede l’utilizzo di 220mila metri cubi di materiali di risulta provenienti dagli scavi in corso a Sestri Ponente, dove si sta realizzando un bacino per lo stabilimento Fincantieri. Terre che secondo la Regione sono state classificate impropriamente come escavi di fondale marino, col risultato di aver “scarsamente indagato” la presenza, comprovata, di amianto e nichel.

A valle di ciò il vicepremier Matteo Salvini aveva annunciato la scorsa settimana un intervento risolutivo, ora concretizzato non con una compiuta riforma normativa, bensì con l’ampliamento dei poteri di Bucci (in calce, in esclusiva, il testo). Il provvedimento ‘salva diga’, inserito in un più generale decreto ambientale portato in Consiglio dei ministri, gli consentirà in sintesi di bypassare la Regione, il cui parere non è più previsto, e pure il Ministero, sostituendo con l’adozione commissariale ogni autorizzazione necessaria fino a oggi a sversare nei cassoni quanto previsto dal piano già predisposto (comprensivo anche di parte della risulta del tunnel subportuale) e bocciato dai tecnici regionali. Bucci dunque si assumerà la piena responsabilità di questa scelta, seppure la norma tenti di attenuarne gli effetti.

Con risultati però incerti.

“Guazzabuglio da azzeccagarbugli” la bolla ad esempio un giurista ambientale come Marco Grondacci, mettendo in luce il tentativo “di aggirare norme ambientali, favorito da una normativa sul end of waste ormai difficile da interpretate anche dagli addetti, ma abborracciato e furbesco nel citare svariati articoli di legge con l’esclusione di comodo dei commi sgraditi”. Per un tecnico alto funzionario del Ministero dell’ambiente, rigorosamente anonimo, “se lo scopo ultimo può essere condivisibile, il mezzo è del tutto inadeguato. Si mescolano materiali e bypassano procedure senza sostituirle con robuste garanzie di salvaguardia ambientale”. Allibito si definisce, anch’egli dietro anonimato, un ammiraglio della Capitaneria esperto della materia, che reputa la norma “assurda e profondamente contraria all’ordinamento comunitario e nazionale”.

Di diverso avviso invece il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti secondo cui si tratta invece di “un’importante disposizione che servirà all’intero sistema per promuovere l’attuazione di politiche di sostenibilità ed economia circolare nell’ambito della realizzazione degli interventi infrastrutturali e permetterà di risparmiare i soldi dei contribuenti per il recupero dei rifiuti e il riutilizzo dei materiali provenienti dalla realizzazione degli interventi relativi al Tunnel subportuale e alla Diga foranea di Genova”.

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