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La flotta italiana in caduta libera: -15,8% in portata lorda secondo Unctad

Sale la preferenza delle shipping company tricolori per le bandiere estere, che ora valgono il 49,9% in termini di portata lorda delle navi

di FRANCESCA MARCHESI
23 Ottobre 2024
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Italian merchant fleet flag NC (3)

Anche tra 2023 e 2024 la flotta italiana ha continuato a perdere pezzi, in termini di navi e loro portata lorda, e lo stesso si può dire del valore commerciale complessivo delle sue navi, perlomeno in rapporto altri paesi analizzati. È quanto emerge dall’ultima Review of Maritime Transport dell’Unctad, l’agenzia delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo, che ha fotografato lo stato delle cose alla data dell’1 gennaio 2024.

Guardando alla bandiera di appartenenza, il primo dato drammatico riportato nello studio riguarda la flotta italiana nella sua accezione più ampia, ovvero considerando quell’insieme di unità di stazza lorda superiore alle 100 tonnellate battenti il tricolore. All’inizio del 2024, questo raggruppamento – mostra il report – risulta infatti numericamente in calo rispetto al 2023, contando un totale di 1.240 navi (contro le 1.276 dell’anno prima e le 1.266 del 2022), per un peso dell’1,1% sulla flotta globale (contro il precedente 1,2%).
In termini di portata lorda complessiva, si assiste del resto a un vero e proprio crollo, ovvero una flessione del 15,8%, per un valore della flotta tricolore ora pari a 7.670.000 tonnellate, che le valgono ora un ‘peso’ dello 0,3% sulla flotta globale (contro lo 0,4% del 2023 e lo 0,5% dell’anno precedente).
Il calo, per inciso, è il peggiore osservato nel corso dell’anno tra tutte le bandiere analizzate dall’Unctad nel suo report, ed è simile per entità solo a quello del Belgio, che nello stesso intervallo di tempo ha perso il 12,8% in termini di portata lorda complessiva della sua bandiera. Parallelamente, si è contratta ancora anche la portata lorda media delle navi battenti bandiera italiana, pari ora a 6.185 tonnellate (contro le 7.148 del 2023, le 7.875 del 2022 e le 8.685 tonnellate del 2021).

Anche spostando lo sguardo alle unità con stazza superiore alle 1.000 tonnellate di proprietà di shipping company italiane, la flessione è pesante. La flotta arriva infatti a contare ora 583 unità (contro le 608 della precedente analisi, e dopo le 630 del 2022), ma a perdere terreno sono anche in questo caso quelle battenti il tricolore. Uno sguardo più ravvicinato mostra infatti che del totale, sono ora 420 quelle con bandiera italiana (l’anno scorso erano 445), mentre resta invariato rispetto allo scorso anno (163 unità) il numero di quelle che inalberano vessilli esteri.
Nell’insieme, il gruppo vale 13.551.881 tonnellate di portata lorda, con un peso rispetto a questo parametro dello 0,6% sulla flotta globale, quota pari a quella del 2023, che ora colloca però l’Italia un gradino sotto nella classifica mondiale rispetto alla precedente rilevazione (dal 28esimo al 29esimo posto).
Come prevedibile viste le premesse, la variazione più degna di nota è quella nei rapporti di forza tra navi battenti bandiera italiana e quelle con vessilli stranieri. In termini di portata lorda, queste ultime arrivano infatti ora rappresentare quasi la metà della flotta delle shipping company italiane, ovvero il 49,9% (per 6.762.515 tonnellate, contro le 6.789.366 tonnellate delle prime), una quota in ascesa ormai da diversi anni (nel 2023 del 42,3%, nel 2022 del 40,83% e l’anno prima del 36,43%). Per dare un riferimento, si può osservare che questa particolare classifica vede al primo posto la Grecia – paese dove è forte la presenza di armatori non operatori – con un totale di 4.992 navi, di cui 4.406 battenti bandiere estere, per una quota del 87,3% in termini di portata lorda.

Pur senza entrare nel dettaglio, l’agenzia Onu nel report ha infine dedicato spazio anche al tema del valore commerciale delle flotte. Rispetto alla bandiera di registrazione, l’Italia secondo le rilevazioni Unctad si colloca ancora al 12esimo posto della classifica globale (stessa posizione della precedente rilevazione), con una fetta però ora pari all’1,5% della flotta globale (lo scorso anno era dell’1,73%). Spostando lo sguardo alla nazionalità delle shipping company, l’Italia scivola in 17esima posizione (in precedenza era 15esima), con un valore commerciale della flotta pari all’1,6% di quello globale (a fronte dell’1,83% del 2023).

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