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Cantieri

Nove unità navali italiane demolite nel 2024 secondo Ngo Shipbreaking Platform

A Msc attribuito anche per il 2024 il riconoscimento di ‘peggior demolitore’ tra le compagnie di navigazione dall’organizzazione

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
3 Febbraio 2025
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Moby Baby Two

Sono nove, e tutte demolite in Turchia ad Aliaga, le navi ‘italiane’ che hanno terminato la loro corsa nel 2024. Lo si apprende dall’ultimo report annuale della Ngo Shipbreaking Platform, organizzazione non governativa che da anni invoca migliori condizioni per questa attività in tutto il mondo, stigmatizzando gli stabilimenti che operano in condizioni di sicurezza e ambientali sub standard.

Tra queste, è rilevante la presenza di traghetti, con Moby che ne ha smantellati tre e Corsica Ferries uno. Altre tre erano unità della Marina Militare, mentre le due restanti mezzi ‘da lavoro’, ovvero un Ahts e un pontone.

Più nel dettaglio, la lista include per Moby la nave Moby Vincent, unità del 1974 demolita già lo scorso aprile. Secondo quanto precisato dal bilancio della compagnia, per la verità, questa sarebbe stata prima ceduta alla liberiana Ship Recycling Investments Inc., a scopo di demolizione nel cantiere Sok Denizcilik and Ticaret Limited Sti, uno di quelli inclusi nella lista di strutture autorizzate dalla Commissione Europea. Nel report figura poi la Moby Ale, unità del 1969 uscita dalla flotta lo scorso settembre e smantellata ad Aliaga già ad ottobre. Anche per questa nave il bilancio della compagnia indicava la cessione, a scopo di demolizione, a favore di Ship Recycling Investments Inc., senza ulteriori indicazioni su dove questa sarebbe avvenuta, ma secondo il report la destinazione finale è stata la stessa.
Per quel che riguarda la ‘balena blu,’ la lista prosegue, con la Moby Baby Two. Venduto lo scorso ottobre, il traghetto sarebbe andato a demolizione lo scorso dicembre, in un cantiere  che resta al momento non precisato. Tra i traghetti italiani demoliti lo scorso anno, l’elenco inserisce anche il Sardinia Vera di Corsica Ferries, per il quale il registered owner Tita Two Srl aveva presentato lo scorso febbraio una istanza alla Capitaneria di Porto di Genova segnalando l’intenzione di voler procedere alla “demolizione volontaria con procedura d’urgenza” in un impianto di riciclaggio della lista istituita con il Regolamento UE n.1257/2013. Questo, secondo Ngo Shipbreaking Platform, è Oge Gemi Sokum.

La lista delle navi ‘italiane’ demolite nel 2024 continua ancora con tre mezzi della Marina Militare, ovvero le fregate Scirocco (del 1983) e Maestrale (del 1982) e il pattugliatore Bersagliere (1995), pure smantellati in Turchia, tutte nel cantiere Ege Celik San Va, incluso nella lista di strutture autorizzate dalla Commissione Europea. Il Bersagliere in particolare era stato al centro lo scorso marzo di una operazione spettacolare, con il caricamento sulla Seaway Albatross diretto ad Aliaga.

Proseguendo la disamina, si trova poi il pontone Amt Mariner, costruito nel 1977 e di proprietà di Piombino Industrie Marittime Srl. Per il mezzo, la società aveva presentato lo scorso giugno una “procedura d’urgenza per demolizione volontaria” alla Capitaneria di Porto di Augusta, dove questo era iscritto. Il mezzo è stato poi smantellato, secondo il report, dallo stabilimento ‘Ue approved’ Leyal Gemi Sokum. La lista si chiude infine con l’Ahts Imit, unica unità di questo gruppo non di bandiera italiana (a fine vita batteva quella del Togo). Numero Imo alla mano, il mezzo dovrebbe corrispondere all’ex Agios Dimitrios, costruito nel 1970 e parte della flotta di Vernicos Scafi (e che secondo Ngo Shipbreaking platform avrebbe avuto Scafi di Navigazione come Beneficial Owner e la greca Alpha Force Shipping Co come Registered Owner). Di quest’ultimo, che avrebbe terminato la sua esistenza già nel gennaio dello scorso anno, non è nota con esattezza la destinazione finale.

Allargando lo sguardo alla totalità delle navi demolite nel 2024, il report ne conta 409, di cui 255 che hanno terminato la loro vita nelle strutture del Sud Est asiatico. In termini di stazza lorda, si tratta di circa un 80% che, riferisce l’organizzazione, è stato smantellato in condizioni sub standard sulle spiagge di India, Pakistan e Bangladesh, con una preferenza per quest’ultimo. Nell’area, nove lavoratori sono rimasti uccisi e 45 feriti nello svolgimento di queste attività nel solo 2024.

Come sempre, anche per lo scorso anno il report ha poi ‘incoronato’ i peggiori demolitori tra i paesi e le compagnie di navigazione. Nel primo caso, la classifica è dominata dalla Cina, con oltre 50 navi demolite sulle spiagge del Sud Est asiatico. Più di una dozzina sono le unità, pure demolite tramite spiaggiamento, da compagnie con quartier generale in Russia, Svizzera, Filippine e Corea del Sud.
Tra queste infine il primato, per il secondo anno di fila, va a Msc, che risulta aver demolito tramite spiaggiamento 16 delle sue navi nel 2024 (e 100 a partire dal 2009). Nella lista nera l’organizzazione inserisce anche la norvegese Green Reefers, la filippina Span Asia Carrier e la sudcoreana Sinokor.

F.M.

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