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Dissequestrati dal tribunale di Genova quattro traghetti di Cin-Tirrenia

Athara, Janas, Moby Ale 2 e Raffaele Rubbatino erano stati oggetto di un’azione da parte della procura di Genova perchè riteute prive dei requisiti previsti dalla normativa internazionale in materia ambientale

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
5 Maggio 2025
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Sharden (Tirrenia)

“La Compagnia ringrazia il Tribunale di Genova, Sezione per il Riesame che, con Ordinanza del 2 maggio 2025, depositata il 5 maggio 2025, ha accolto l’istanza presentata dalla società CIN – Compagnia Italiana di Navigazione ed ha annullato il decreto con cui il G.I.P. del Tribunale di Genova aveva disposto nei confronti della CIN il sequestro di beni fino alla concorrenza dell’importo di € 64.313.897,70. Il sequestro annullato era stato eseguito su quattro navi della CIN che sono tornate, quindi, nella piena disponibilità della Società”.

Con questa breve nota Compagnia Italiana di Navigazione (Tirrenia), società controllata di Moby, ha annunciato che sono stati ‘liberati’ i quattro traghetti che circa un mese fa avevano subito un’azione di sequestro preventivo da Guardia Costiera di Genova e Guardia di Finanza in esecuzione di un decreto finalizzato alla confisca anche per equivalente, emesso-su richiesta della Procura della Repubblica di Genova- dal Giudice per le Indagini Preliminari di Genova per un ammontare appunto di oltre 64 milioni di euro.

I traghetti oggetto di sequestro erano Athara, Janas e Moby Ale 2 a Cagliari, oltre al Raffaele Rubbatino a Napoli.

In quell’occasione la medesima Procura in una nota aveva fatto sapere: “Il reato di frode in pubbliche forniture cui inerisce il provvedimento di sequestro riguarda il contratto tra la Cin e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la linea Genova – Porto Torres stipulato per garantire la continuità territoriale a fronte del quale la società di navigazione percepisce risorse pubbliche”.

In particolare, secondo gli inquirenti genovesi, Cin, nell’esecuzione del contratto, avrebbe impiegato “alcune navi della propria flotta prive dei requisiti previsti dalla normativa internazionale in materia ambientale. In particolare, alcuni componenti dei motori principali e dei diesel generatori di corrente si ritiene siano stati manomessi, alterati o sostituiti con pezzi di ricambio non originali e, pertanto, non conformi a detta normativa. Tali operazioni, ritenute di natura fraudolenta, sono state occultate mediante attestazioni mendaci riportate sui registri o attraverso la contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione e hanno consentito alla compagnia di navigazione di mantenere attive le certificazioni previste dalla normativa convenzionale di settore e di evitare il fermo della navigazione da parte degli enti preposti. Gli accertamenti sono stati effettuati soprattutto a bordo di alcune motonavi della flotta della compagnia di navigazione e hanno consentito di accertare varie irregolarità e ipotesi di falso e contraffazione che hanno determinato anche la mancata osservanza di specifiche clausole previste nel contratto col Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”.

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