Ufficializzato il dual use civile e militare della nuova diga di Genova
Il sub-commissario De Simone annuncia che l’opera sarà inserita fra quelle che l’Italia proporrà a copertura del 5% di Pil per spese militari: “Serve per lo sbarco di portaerei e truppe”
Non solo lo sviluppo dei traffici civili, ma anche funzioni militari.
Dopo mesi di rumor in proposito, anticipati da SHIPPING ITALY, è arrivata la conferma ufficiale da parte del sub-commissario all’opera Carlo De Simone durante una trasmissione dell’emittente locale Primocanale: “È vero la nuova diga foranea del porto di Genova è infrastruttura dual use. Progettata per ottimizzare gli scopi mercantili delle banchine, in caso di crisi (bellica, ndr) è utile perché consente lo sbarco di portaerei leggere, navi Nato e strumenti e truppe. È il tema della mobilitary use”. Il riferimento di De Simone è alla “military mobility, il programma messo a punto dall’Unione europea per facilitare gli spostamenti rapidi di truppe e contingenti all’interno dell’Europa”.
Non è tutto, perché De Simone conferma anche che la nuova vocazione militare della diga servirà anche ad alleggerire il conto dell’appartenenza italiana all’Alleanza nordatlantica: “C’è la possibilità di contribuire (cioè il Governo la inserirà nell’apposita lista di infrastrutture che conterrà sicuramente anche il Ponte sullo Stretto, ndr) alla quota di spese militari aggiuntive che l’Italia dovrà sostenere essendosi impegnata in sede Nato ad arrivare in totale al 5% del Pil”. Una quota di tale spesa pari al 1,5% potrà esser coperta da infrastrutture con valenza dual use appunto.
Intanto, sul fronte operativo, il commissario Marco Bucci ha approvato con decreto – dopo che lo scorso autunno il Decreto ambiente gliene ha dato i pieni poteri – il “Piano per la gestione integrata e circolare dei rifiuti e materiali”. Sostanzialmente si tratta dell’atto che autorizza l’appaltatore a sversare in mare i materiali di dragaggio e i materiali vergini previsti (resta in sospeso il materiale proveniente dal cantiere del ribaltamento a mare, oggetto di separata procedura innanzi il Ministero dell’ambiente).
Il decreto riferisce dei pareri positivi degli uffici tecnici di Regione, Arpal e Asl e delle relative prescrizioni (riguardanti fra l’altro: mitigazione inerente al contenuto della frazione pelitica dei materiali destinati alle opere di imbasamento; campionamenti dei sedimenti di classe E adeguati e tali da evitare la dispersione di tali sedimenti, che comunque non dovranno essere utilizzati per il riempimento dei cassoni; assicurazione della tracciabilità del materiale proveniente da tutte 63 le cave previste), ma il commissario non ha (per ora) pubblicato né il Piano né i pareri suddetti che ne sono parte integrante.
Aggiornamenti futuri sono inoltre previsti non solo, come detto, in attesa del verdetto del Mase sull’utilizzabilità dei materiali del ribaltamento ma anche del piano dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure orientale inerente ai materiali di dragaggio di La Spezia e di Marina di Carrara.
A.M.
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