“Nella logistica il mercato va più veloce delle istituzioni”
Il contributo a firma di Davide Falteri (Federlogistica) pubblicato nell’inserto speciale “Un anno di SHIPPING in ITALY” – Edizione 2025

A questo link leggi l’inserto speciale “Un anno di SHIPPING in ITALY” – Edizione 2025
Davide Falteri *
* presidente Federlogistica
Per decenni, e anche in tempi recenti, la logistica è sempre stata considerata come “parte di…” ovvero come un’attività funzionale a garantire l’efficienza, la competitività e l’esistenza stessa di altri comparti e di altre attività economiche, in primis quelle manufatturiere e industriali. Poi si è iniziato a parlare di logistica funzionale a rendere efficienti i porti e a interconnettere razionalmente il trasporto marittimo con le altre modalità di trasporto (ferrovia e trasporto su gomma).
Negli ultimi due anni, con una accentuazione marcata nel corso del 2025 la logistica, in tutte le sue declinazioni, da quella di cabina di regia del trasporto a elemento di coordinamento fra varie modalità di trasporto, dalla distribuzione all’e-commerce, la logistica si è affrancata da ogni posizione subalterna e ha conquistato una dignità e un’autorevolezza tutta sua, assurgendo a chiave di lettura di un intero sistema economico nonché dell’interscambio mondiale.
Al tempo stesso alla logistica è stata riconosciuta la capacità di anticipare e capire per tempo le motivazioni di emergenze e crisi, trovando e pianificando soluzioni funzionali alle stesse. Ciò anche dal punto di vista della domanda di nuove infrastrutture o di un upgrading di quelle esistenti.
Ma specialmente il 2025 ha sancito una constatazione che è diventata e diventerà ancora di più patrimonio comune per leggere i grandi fenomeni economici: la logistica non può e non deve essere imprigionata entro confini ristretti ma deve essere lo strumento per interpretare fenomeni complessi e per garantire quella fluidità nella mobilità di merci e persone che altrimenti, con approcci parrocchiali e provinciali, non potrebbero mai essere ottenuti.
Non è un caso che Federlogistica abbia nel 2025 esteso il suo raggio di azione essenzialmente in due direzioni: da un lato, affermando un suo ruolo anche di analisi in tutti i settori più importanti della logistica, a partire dall’e-commerce per arrivare ai centri merce, ai retroporti, alle carenze autostradali, all’autotrasporto, ai magazzini generali; dall’altro imponendosi una spinta verso una internazionalizzazione della Federlogistica.
La logistica è diventata industria primaria per le economie dei Paesi sviluppati e ancora di salvezza per i Paesi che devono svilupparsi. Finalmente anche a livello italiano si è compreso che i reali fattori di competitività sistemica non possono essere circoscritti al puro costo del lavoro, ma risiedono invece nella capacità di fluidificare la mobilità e il traffico delle merci.
Purtroppo questo settore sconta ancora grandi contraddizioni e ritardi ad esempio sul piano della realizzazione di nuove infrastrutture e sull’upgrading di opere pubbliche che sono invecchiate e scontano gli effetti di decenni di scarsa manutenzione.
Nella logistica, così come in molti altri settori dell’economia, il mercato va più veloce delle istituzioni: i processi di integrazione verticale dell’intera catena logistica procedono, sotto la guida dei grandi player, a una velocità doppia rispetto agli adeguamenti strutturali del sistema Paese. È il caso ad esempio della integrazione fra porti e territori retroportuali che è frenata da autostrade (è il caso del nord ovest) o da opere ferroviarie che procedono a ritmi non compatibili con quella che è una vera e propria emergenza del sistema Paese.
Federlogistica sta mettendo a disposizione di tutti i tavoli tecnici di confronto l’expertise e la professionalità dei suoi associati nella convinzione che anche i grandi processi come la centralità del Mediterraneo o progetti ambiziosi come il Piano Mattei debbano poter contare su certezze logistiche e su un assetto che garantisca crescita, efficienza, competitività e specialmente fluidità nella mobilità delle merci. È un cammino lungo e complesso che richiede anche una forte volontà di cambiamento, fronte sul quale le grandi imprese del settore stanno fornendo dimostrazioni di concretezza e di visione per il futuro.
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