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Ferrari (Psa): “Tre condizioni per il trasferimento delle attività di Sech a Genova Prà”

Sarà necessario un nuovo accosto verso Ponente, un proporzionale incremento di mq di piazzale e un prolumgamento della diga a protezione dell’approdo

di Nicola Capuzzo
16 Marzo 2026
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Genova – L’arrivo dalla Cina delle due nuove gru di banchina Zpmc destinate al terminal Psa Sech di Genova è stato per l’amministratore delegato Roberto Ferrari l’occasione per guardare al futuro anche del gruppo singapriano nel capoluogo ligure anche e soprattutto alla luce del prossimo Piano regolatore portuale atteso in approvazione entro l’anno.

“Abbiamo una concessione al Sech fino al 2048 e queste due nuove gru sono un investimento (24 milioni di euro) previsto dal piano industriale alla base del rinnovo” ha premesso il numero di Psa, rispondendo a proposito di una futura possibile rinuncia del terminal a Calata Sanità. “L’Adsp ci ha approcciato prospettando questa ipotesi e la valuteremo ma il presupposto per noi è quelli di poterci portare dietro il business, le persone e gli investimenti”.

Precisando al contempo che la nuova diga di fronte al bacino del porto storico di Genova Sampierdarena “non ha impatto sul Sech, non porta nulla in più di positivo, il limite massimo delle navi che possiamo accogliere è dettato dalla lunghezza massima di 370 metri”, Ferrari ha sottolineato che “la possibilità di trasferire il Sech a Pra’ presuppone per noi la possibilità di mantenere gli stessi mq, lo stesso accosto in banchina e un indennizzando sugli investimenti che avremo fatto e che andranno persi”.

Il piano d’investimenti da 1 miliardo oggetto del recente accordo fra Psa, l’Adsp del Mar Ligure occidentale e il Ministero dei Trasporti è vero, dunque, che non aggiungerà metri quadrati di riempimenti a Pra’, nel lungo termine, se palazzo San Giorgio intende liberare dai container le aree del Sech, sarebbe necessario prolungare verso Ponente l’attuale linea di banchina e in parallelo la diga a protezione degli approdi (l’ampliamento fino al rio San Giuliano è già oggi inserita nel Prp vigente del 2001). “Servirebbe una diga a protezione di un accosto piu lungo” spiega a tal proposito Ferrari, evidenziando che quello di prolungare la diga di Pra’ “sarebbe un investimento dell’Adsp, non del terminalista. Noi non abbiamo fatto richieste”.

Spetterà dunque all’Autorità di sistema portuale eventualmente trovare la quadra fra l’esigenza di riconvertire ad altro utilizzo le banchine di calata Sanita’, ridisegnare di conseguenza il Piano regolatore portuale, soddisfare le richiesta di Psa Sech e riuscire a far convivere lo sviluppo delle attività portuali con i cittadini di Voltri e di Pra’.

In tema ancora di futuro, sempre l’amministratore delegato di Psa in Italia, a proposito del Genoa Port Terminal di Spinelli ha affermato che, “se nel piano regolatore fanno qualcosa di diverso  in termini di destinazione d’uso delle aree dovranno fare una gara internazionale. Se cambia lo scopo della concessione è necessario”. Sul ritiro delle azioni legali contro Spinelli e l’Adsp di Genova ha poi precisato: “La sentenza del Consiglio di Stato ci ha dato ragione e oltre il Consiglio di Stato non si può andare. I ricorsi e l’opposizione che abbiamo fatto (senza richiesta di sospensiva) sulla rinnovazione della concessione rimangono in essere”.

Venendo all’attualità Ferrari ha sottolineato infine che, la guerra in Iran “riguarda circa un 7% di container movimentati da Psa in Italia che hanno origine o destinazione i paesi del Golfo Persico. Stimare gli impatti attesi è difficile, dipende da quanto durerà il conflitto, di certo posso dire che sentiamo già il problema legato al costo dell’energia e del gasolio, ed è un extra costo rilevante”.

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