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Bit Savona rilancia il progetto di terminal per bitume confidando sui nuovi vertici dell’Adsp

Lettera a Salvini per il progetto di deposito ‘benedetto’ da Gunvor. Giachino: “Investimento da 20-25 milioni per 4-5 navi al mese e un’infrastruttura strategica”

di Andrea Moizo
24 Marzo 2026
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Bit Savona

Torna agli onori delle cronache il progetto di Bit Savona Scrl, società che dal 2010 cerca di installare un deposito costiero dedicato al bitume nel porto ligure.

La compagine composta al 45% da Agrieco, società riconducibile a Francesco Giachino, già erede della torinese Giachino Bitumi e oggi alto dirigente in questo campo per il trader internazionale Gunvor che ha 16 navi dedicate al bitume, al 45% dalla Argo Finanziaria del gruppo Gavio (attivo fra l’altro nel settore delle concessioni autostradali), al 4% e al 6% dalle società del fronte mare Transmare e But (recentemente passata in orbita Fhp), ha infatti indirizzato una lettera al Ministro delle infrastrutture Matteo Salvini per rilanciare il progetto.

Lo sviluppo di un deposito costiero per l’import di bitume “è essenziale – si legge nella missiva – per garantire una fornitura affidabile di bitume, consentire lo stoccaggio del prodotto e ridurre la dipendenza dalla volatilità dei prezzi del greggio, a supporto dello sviluppo infrastrutturale del paese”. E parlare di rilancio è improprio per Francesco Giachino: “Il progetto è autorizzato dal 2014, nel frattempo occorrerà rinnovare il via libero paesaggistico, ma per il resto ogni passaggio è stato percorso. A certificarlo, come ribaditoci dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, è stata paradossalmente la sentenza del Consiglio di Stato che, ribaltando il primo grado, ci ha dato torto sulla richiesta danni, proprio perché uno stop non è mai intervenuto”.

Qual è allora l’inghippo? “Da anni siamo bloccati dall’ostruzionismo degli uffici savonesi dell’Autorità di sistema portuale, che si rifiutano di collaborare. Un atteggiamento intervenuto nel tempo, perché in origine fu l’ente allora guidato da Rino Canavese a caldeggiare l’operazione, spingendo perché spostassimo a Savona la location originaria che avevamo collocato a Vado Ligure. Poi c’è stato un cambio di vedute nell’amministrazione comunale e l’Adsp se ne è fatta strumento” aggiunge Giachino.

Il trader-imprenditore intravede però uno spiraglio di luce: “I nuovi vertici dell’ente Matteo Paroli e Tito Vespasiani si sono dimostrati molto collaborativi, attenti e vogliosi di giungere a un’integrazione fra le sedi di Genova e Savona che, pur passati 10 anni dall’accorpamento, è stata assai carente. Confidiamo che lavoreranno per sbloccare un progetto di non immediata attuazione – serviranno almeno 18-24 mesi di lavori – ma che è sempre più urgente”.

Per Giachino infatti la strategicità del deposito è ancora più marcata rispetto a 15 anni fa: “La guerra in Iran ha fatto schizzare il prezzo del bitume del 75% in tre settimane. Inevitabile, dato che in Europa non si raffina quasi più: Livorno è stata chiusa da poco, Sannazzaro lo sarà a breve e Falconara è a rischio. Tanto che, da Villagarcia in Spagna a Dunkerque in Uk, con l’apice a Marsiglia, ovunque nel continente si sta investendo in depositi costieri, perché le strade, ma anche banchine e piazzali portuali, continuano a dover essere asfaltati”.

Il rischio per il manager è che in Italia ci si ritrovi a farlo a prezzi proibitivi, per la necessità di importare la materia prima dai depositi francesi o di altri paesi: “Per questo, oltre che per le ricadute portuali dirette – si prevede un traffico di 4-5 navi al mese – è strategico dare seguito a un progetto da 20-25 milioni di euro di investimento, che, per giunta, è già stato validato da tutti gli enti preposti, compresi quelli deputati agli aspetti ambientali, che non hanno rilevato alcun impatto negativo”.

Dall’Adsp del Mar ligure occidentale al momento nessun chiarimento ulteriore sulla questione e sul’iter .

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