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Porti

Vento forte a Genova, terminal in ordine sparso e un container in mare

L’Adsp presieduta da Paroli ha chiarito: “La valutazione dei rischi è competenza e responsabilità dei singoli concessionari”

di Andrea Moizo
26 Marzo 2026
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Genoa Port Terminal container vuoto in mare

Giornata complessa sulle banchine del porto di Genova per i fortissimi venti che hanno sferzato il primo porto del paese.

L’approccio dei diversi terminal attivi a Genova nella movimentazione di container – le strutture portuali maggiormente interessate da questo tipo di fenomeno meteorologico – è stato variegato. Di fronte all’avviso emesso dal Centro funzionale meteo-idrologico di Protezione civile della Regione Liguria, che due giorni fa ha previsto per tutta la giornata di oggi venti di burrasca forte (oltre i 75 km/h), con raffiche diffuse oltre i 100 km/h, i terminal del gruppo Psa (Sech e Pra’) hanno sospeso le attività. Nelle due strutture è in funzione un sistema di monitoraggio diffuso attraverso anemometri e semafori, predisposto insieme a Università di Genova e Asl, che prevede diversi stadi di attività a seconda dell’intensità e della frequenza delle raffiche,

Ignazio Messina, al vertice dell’omonimo gruppo, ha spiegato a SHIPPING ITALY che “sui ro-ro al Terminal San Giorgio si lavora regolarmente”, mentre presso l’Imt Terminal “abbiamo avvertito la clientela di possibili rallentamenti e limitazioni, ad esempio per un carroponte che è andato in ‘protezione’ per qualche ora, costringendoci a utilizzare le reachstacker per movimentare i container. Insomma, a un ritmo inferiore a quello abituale, ma stiamo lavorando. Ovviamente dopo aver preso preliminarmente alcune accortezze visto le tempestive previsioni: nessuna pila alta e stretta e container a catasta, a maggior ragione se vuoti”.

Proprio sui vuoti i problemi maggiori si sono registrati al Genoa Port Terminal del Gruppo Spinelli, dove l’attività è stata interrotta (per circa 45 minuti) quando un container, collocato in secondo tiro, è caduto dalla pila, precipitando poi in mare, senza fortunatamente coinvolgere nessuno dei lavoratori in quel momento attivi nell’area.

“Sono anni che chiediamo di installare anemometri e strumenti di terra a integrazione di quelli sulle gru – al di là della funzionalità dei mezzi, i rischi maggiori sono naturalmente per chi si trova sul piazzale – che consentano di definire una procedura chiara. In chiusura dell’ultimo turno, nella notte fra mercoledì e giovedì, abbiamo segnalato all’azienda le raffiche, ma non abbiamo ricevuto istruzioni o indicazioni precise sul da farsi e il lavoro oggi s’è svolto regolarmente: solo per un caso nessuno s’è fatto male” ha evidenziato il Rls (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) di Filt Cgil, Rosario Carvelli, stigmatizzando “la carenza di un coordinamento e di una gestione univoca da parte delle autorità preposte alla sicurezza”.

A tal proposito, detto di come Genoa Port Terminal abbia precisato di aver attivato “tutte le procedure di sicurezza, incluso la comunicazione tempestiva alla Adsp e alla Capitaneria di porto e sospeso tutte le operazioni e proceduto al recupero del container”, né Capitaneria di porto né Asl hanno fornito chiarimenti sul tema.

L’Autorità di sistema portuale ha invece precisato che “la definizione di procedure operative uniformi per tutti i terminal non è giuridicamente né tecnicamente praticabile. Ogni terminal presenta un’esposizione al vento differente; ogni nave assume un orientamento diverso a seconda del punto di ormeggio; le tipologie di merce movimentata hanno sensibilità al vento tra loro difformi; infine, il rischio connesso a ciascuna operazione è specifico dell’attività svolta dal singolo operatore. Per tali ragioni, la valutazione del rischio è per legge attribuita al datore di lavoro — ovvero all’operatore economico concessionario — e non può essere delegata all’Autorità di Sistema Portuale, cui la normativa vigente non attribuisce tale competenza. Ogni terminalista è pertanto tenuto ad adottare e applicare, sotto la propria responsabilità, le misure previste dalla propria valutazione dei rischi”.

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