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Porti

Tensione a Cagliari per una portacontainer diretta in Israele

La Cgil ha fatto suo l’invito della Ong Bds alle autorità affinché controllino la sospetta destinazione militare di un carico in transito nel capoluogo sardo

di Redazione SHIPPING ITALY
27 Marzo 2026
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MSC portacontainer – Cagliari – Terminal MITO

Dopo una serie di denunce della Ong Bds (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per i diritti del popolo palestinese) a proposito del passaggio per alcuni porti italiani (in particolare Gioia Tauro e Cagliari) di container trasportati da navi Msc sospettati di contenere materiale per uso militare proveniente dall’India e destinati alla più grande fabbrica di munizioni israeliana, la Imi System, sul punto è intervenuta anche la Cgil.

“La Cgil della Sardegna condivide e sostiene la richiesta della sezione italiana della rete Bds, affinché le autorità competenti verifichino la presenza di container di acciaio dual use la cui destinazione finale potrebbe essere lo Stato di Israele sulla nave Msc Vega ferma al porto di Cagliari. Attraverso i contatti e i canali informativi delle strutture sindacali europee e internazionali abbiamo appreso che la nave si trova nel porto da due giorni e potrebbe contenere lo stesso materiale adoperato per la produzione di pezzi di artiglieria utilizzati dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza” ha denunciato il segretario generale della Cgil sarda, Fausto Durante.

Se fosse accertato la Cgil chiede che venga impedita la partenza della nave: “Non possiamo accettare che dal porto di Cagliari partano materiali sensibili, potenzialmente utilizzabili in aree con conflitti armati in corso e con violazioni del diritto internazionale. L’appello va all’Autorità di sistema del mare di Sardegna, all’Ufficio delle Dogane, alla Capitaneria di Porto di Cagliari e a ogni altro soggetto competente perché svolgano tutte le verifiche necessarie prima di disporre la partenza della nave”.

Per Sinistra Italiana Sardegna (Avs) se questo fosse confermato “si tratterebbe di una grave violazione della legge 185 del 1995 la quale vieta l’esportazione e il transito di materiali di armamento verso i Paesi in stato di conflitto o verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite”.

“Non appena si sono avute notizie della presenza in porto della nave Msc Vega, che potrebbe trasportare sospetto materiale bellico verso Israele e la Striscia di Gaza, in violazione della legge n.185 del 1990, ho contattato le istituzioni competenti. I diversi rappresentanti istituzionali erano già a conoscenza dell’arrivo della nave e avevano già predisposto i controlli. Da questa mattina sono in corso le procedure di ispezione del carico, di verifica del contenuto dei container e dei materiali trasportati, come già avvenuto nel porto di Gioia Tauro” ha detto il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, dopo la denuncia di sindacati e movimenti politici.

Intanto l’assemblea generale degli azionisti di Maersk è stata di nuovo caratterizzata dalle tensioni sul coinvolgimento della compagnia nell’organizzazione di spedizioni di materiale ad uso militare da e per Israele. Maen Hammad, attivista dell’associazione per i diritti umani Ekõ, ha dichiarato a Seatrade Maritime News: “Maersk è considerata un’azienda leader del settore, dovrebbe essere incentrata sui diritti umani. Maersk non spedisce attrezzature militari in Russia, il che sembra un doppio standard”. Inoltre “investitori, esperti delle Nazioni Unite e la più alta corte del mondo hanno tutti chiesto alle aziende, tra cui Maersk, di smettere di facilitare gli abusi di Israele, ma la compagnia continua a esporre gli azionisti a rischi e continua a trarre profitto dall’occupazione israeliana e dalla devastazione a Gaza”.

La compagnia “si impegna a condurre la propria attività in modo responsabile. Si attiene agli standard internazionali pertinenti, nel pieno rispetto di tutte le leggi applicabili. Ciò è inoltre riportato nella nostra dichiarazione di sostenibilità e si conforma ai requisiti della Csrd [Direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità aziendale] in materia di trasparenza, che prevede un livello di divulgazione molto elevato, e viene sottoposto a revisione contabile prima di essere effettivamente pubblicato” ha affermato l’amministratore delegato Vincent Clerc.

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