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Riforma portuale, gli armatori promuovono percorso parlamentare e Porti Spa

Il Ddl rixiano presentato a Ravenna: Fedespedi chiede una “Carta dei servizi” dei porti, Assiterminal un interlocutore unico

di Redazione SHIPPING ITALY
22 Maggio 2026
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Ravenna – Tutti d’accordo, tutti uniti, nessuna polemica, nessuna lamentela, bando ai localismi o agli interessi di parte. A sentire le prime reazioni dei soggetti interessati, direttamente o indirettamente, dalla prossima riforma portuale intervenuti a De Portibus ci si annoia quasi nel registrare un coro unanime di consensi, perlomeno sull’impostazione del progetto, sulla visione che sta alle sue spalle e sui risultati che vuole ottenere.

Del resto chi non vuole rafforzare la competitività del sistema logistico italiano, riportare l’Italia al centro dei traffici mondiali, snellire i processi, velocizzare le procedure, favorire gli investimenti e la realizzazione di nuove infrastrutture ecc ecc? Vedremo poi se nel prosieguo del cammino queste posizioni iniziali verranno confermate.

Parte Roberto Petri, presidente Assoporti, forse il primo soggetto impattato: “Credo che sia stato trovato un equilibrio, la strada è quella giusta. La dotazione finanziaria della Porti d’Italia spa andrà a svantaggio delle autonomia? Non penso, è importante garantire stabilità economica ai soggetti, le Adsp sono aziende medio-piccole e i loro presidenti di fatto sono degli amministratori delegati. Bisogna trovare il coraggio di combattere due principi culturali che appesantiscono il nostro paese: campanilismo, inteso come difesa gretta di interessi territoriali, e burocrazia. Il concetto del ‘piccolo è bello’ non ha più significato in questa epoca”.

Mario Zanetti, presidente di Confitarma, pone l’accento sul fatto che i km quadrati di retroterra che insistono dietro ai porti siano doppi rispetto ad esempio alla Spagna: “Qui ogni porto è un territorio. Noi guardiamo con interesse allo sviluppo delle nuove infrastrutture legislative e il confronto è di buon auspicio. Credo che la riforma debba andare ben oltre la legislatura, serve un assetto strategico. Non credo che la Porti d’Italia spa allunghi la catena decisionale, in un’azienda quando è chiara una strategia si velocizza l’esecuzione e non si rallenta. Se la riforma assegna bene ruoli e responsabilità si può andare verso un futuro con un’impalcatura legislativa che favorisce capacità decisionale e velocità”.

Vivace e puntuale l’intervento di Alberto Rossi, segretario generale di Assarmatori, a ribadire l’insolita armonia fra tutti i soggetti emersa: “Se fossimo di fronte a un notaio bisognerebbe certificare le dichiarazioni delle varie associazioni, che oggi sono tutte d’accordo sull’impostazione della riforma e sull’esigenza di fare questo percorso “ ha esordito, in tono semi-scherzoso. “Credo sia importante anche il metodo, che è perfetto: mi fa piacere che Petri abbia ricordato che le Adsp sono imprese e servono per attrarre investimenti, oggi gli interessi localistici ci frenano, la logistica è un fenomeno globale e non possiamo essere local”.

Rossi ha ammesso come sugli Ets il comparto marittimo abbia compiuto un “errore madornale”: “Non ci siamo occupati della legislazione ambientale, il rafforzamento di Assoporti in Europa è finalmente un segno di attenzione a dove sono fatte le norme più importanti per il nostro settore, e cioè a Bruxelles e a Londra, non a Roma”.

Da Alessandro Pitto, presidente di Fedespedi, è arrivata un’interessante proposta concreta: “Nella riforma servirebbe inserire un comma di sette parole che dica: ‘E’ istituita la carta dei servizi portuali’. Il modello è quello aeroportuale, con indicazioni di Kpi dei servizi di un aeroporto: serve uno strumento flessibile e trasparente, che aiuti a valutare e misurare la qualità dell’offerta. Crediamo  che aiuterebbe ad armonizzare l’offerta del sistema portuale”.

La valutazione di Paolo Pessina presidente Federagenti è in linea con quella dei colleghi: “Noi rappresentiamo i clienti dei porti e quando ne scegliamo uno vogliamo vedere anche l’offerta a terra. Credo che la riforma vada in questo senso, serve per lo sviluppo della logistica del Paese. In passato abbiamo visto investimenti a pioggia, ora c’è una visione strategica, avere un coordinamento degli investimenti è fondamentale”.

Secondo Fabrizio Zerbini, presidente vicario Uniport, la proposta è “interessante e propositiva”: “In futuro sarà il ministero delle Infrastrutture, in accordo con quello dello Sviluppo Economico, a dire quali sono le grandi opere da costruire, ai porti servono i collegamenti con retroporti, soprattutto ferroviari perché sono quelli che fanno la differenza”.

Una richiesta precisa è arrivata da Tomaso Cognolato, presidente di Assiterminal: “Vorremmo avere chiaro chi è il nostro interlocutore: idealmente ne vorremmo uno o due, oggi ne abbiamo quarantasette… Sulla riforma preferirei fare piccoli passi, costruire i tasselli un poco per volta, servirebbe uniformità di norme e assenza di interpretazioni, se possibile”.

“Trovare equilibrio fra g-local e local “ sarà la chiave del successo del sistema Italia secondo Paolo Guidi, presidente di Assologistica, mentre un appassionato Marcello Di Caterina, vicepresidente e direttore di Alis, ha ricordato come “Le audizioni si faranno in Parlamento come sempre. Il nostro sarà un supporto prima e dopo, per snellire le attività degli uffici legislativi. L’obiettivo del Governo è arrivare alla chiusura del percorso entro fine anno, teniamo presente che il modello non è nuovo perché Enav e Anas sono state concepite così”.

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