Rinnovo flotte sullo Stretto, Rfi vira verso una gara da 23 milioni per un mezzo hi-speed
La controllata di Fs, che utilizzerà solo l’8,5% delle risorse del Fondo complementare, ha rivisto alcuni dei suoi piani per la decarbonizzazione del naviglio
“Limitata partecipazione degli operatori ai bandi”, cui si è sommato un “significativo numero di successive rinunce” che ha portato a “un’allocazione solo parziale delle risorse disponibili”. Nonché – per chi ha invece effettivamente preso parte alle procedure e ottenuto i contributi – “una carenza di cassa che ha comportato la parziale mancata liquidazione” per attività già concluse, la quale sta disincentivando la partecipazione a iniziative simili, oltre a essere foriera “di potenziali contenziosi”.
Non è tenero il bilancio che la Corte dei Conti ha fatto delle misure varate dal Mit a favore della decarbonizzazione delle flotte navali (e dell’avvio di progetti per la filiera del Gnl), nell’ambito del fondo complementare al Pnrr, in particolare con la misura ‘Rinnovo delle flotte di bus, treni e navi verdi – Navi’.
Valutazioni di questo tono per la verità erano emerse già in parte negli anni scorsi, sia in alcuni resoconti offerti dagli stessi magistrati contabili, sia nei riscontri forniti dagli stessi interessati (ultimo in senso cronologico quello dell’Ad di Liberty Lines Carlo Cotella, che poche settimane fa ha riferito di essere tuttora in attesa dei sostegni per tre delle unità veloci fatte realizzare in Spagna).
L’ultima relazione della Corte dei Conti (dal titolo: ‘La transizione ecologica nel settore marittimo’), pubblicata nei giorni scorsi, oltre però a fornire un bilancio più aggiornato delle misure mostra anche come si stiano reindirizzando i piani di decarbonizzazione di alcuni operatori.
Cominciando con il discusso decreto Rinnovo Flotte, il suo bilancio finale è di una allocazione di risorse per solo il 9,4%, per circa 47,15 milioni di euro sui 500 milioni del finanziamento iniziale (su 89 domande presentate, il bando ha registrato 56 successive rinunce), con interventi di retrofit conclusi su 20 unità, mentre ad oggi sono 13 sono quelle di nuova costruzione che risultano ultimate.
Le novità più interessanti si riscontrano però per quel che riguarda il sub investimento dedicato al rinnovo della flotta in servizio sullo Stretto – ovvero per ibridizzazione di traghetti e acquisto di nuovi mezzi veloci – per il quale era stato disposto un investimento complessivo da 80 milioni di euro, dei quali saranno utilizzati però solo 6,8 milioni, l’8,5% del finanziamento originariamente assentito.
Completata l’ibridizzazione dell’Iginia (con spesa di 6,8 milioni di euro, inferiore ai 7 messi a disposizione), Rfi – si apprende ora – ha deciso di stralciare l’analoga attività (del valore di 3 milioni) da effettuare sul Messina preferendo, in considerazione “dell’entrata in vigore delle norme europee relative alla riduzione delle emissioni inquinanti”, una modifica “più sostanziale” che doterà la nave di “un sistema di propulsione elettrico tale da consentire il normale esercizio nello Stretto in modalità zero emissioni”. Un intervento quindi diverso e al momento non precisato, del valore stimato di 15 milioni (“su fondi Stato/Mef”), per il quale la società del gruppo Fs sta già elaborando la documentazione di gara e che dovrebbe vedere il Messina debuttare nella sua nuova veste nel 2027.
Stralciati, come però già noto, anche l’intervento (9 milioni) per l’ibridizzazione di una nave di nuova costruzione, nonché quello (1 mln) per la realizzazione del cold ironing, che avrebbe avuto lo scopo soddisfare la richiesta di elettricità della nave e di “eventuali futuri treni con alimentazione autonoma a batteria”. Al riguardo Rfi, che ha quindi rinunciato al finanziamento del fondo, per la quale il progetto esecutivo prevede una durata di cinque mesi e quindi con la conclusione dei lavori “prevista nel primo semestre del 2027”.
Ancora più interessante però rilevare come sia stato modificato quanto previsto sul fronte dei mezzi per i collegamenti veloci.
Preso atto del fallimento della gara avviata nel 2023 per tre mezzi Hsc, Rfi ha infatti comunicato l’intenzione di indire una nuova gara, per una unità diesel/elettrica (in luogo della precedente Gnl/elettrica). Un acquisto che, spiega, sarà finanziato “per 23 milioni sulle risorse statali disponibili sul più ampio intervento A1008 del Contratto di programma – Investimenti 2022-2026 tra Mit e Rfi”, si legge nella relazione.
F.M.
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