Non solo NextGeo: quattro acquisizioni nella subacquea per Fincantieri
Oltre alla controllata di Marnavi, il gruppo rileverà anche anche WSense, Graal Tech e Defcomm, pure italiane

Non solo NextGeo (finora di proprietà del gruppo Marnavi), ma anche WSense, Graal Tech e Defcomm. Fincantieri ha annunciato oggi di avere raggiunto accordi per l’acquisizione della maggioranza del capitale delle quattro realtà, a diverso titolo attive nel segmento della subacquea, con le quali darà vita a un operatore verticalmente integrato in grado di “orchestrare soluzioni end-to-end integrate lungo tutta la catena del valore in maniera sinergica, dal hardware al software e alle telecomunicazioni, dalla fornitura di mezzi subacquei all’erogazioni di servizi, beneficiando di cross-selling, sviluppo prodotti congiunto, economie di scala e di scopo, accelerando la strategia del segmento underwater indicata nel Piano Industriale 2026-2030”. La quadruplice iniziativa comporterà un “esborso iniziale di circa 600 milioni di euro”.
Nel dettaglio la maxi operazione interessa innanzitutto Next Geosolutions (indiscrezioni al riguardo avevano iniziato a circolare già nei giorni scorsi), società quotata nel segmento Euronext Growth Milan, controllata dal gruppo Marnavi, attiva nel settore delle survey e delle geoscienze marine e nei servizi di supporto alle costruzioni offshore, con una quindicina di navi offshore, incluse unità di proprietà (come la Ng Supporter, la Ng Explorer e la Ng Worker).
Wsense, Graal Tech e Defcomm – si legge in una nota della stessa Fincantieri – sono invece scale up high tech italiane specializzate, rispettivamente, nel campo delle comunicazioni subacquee e dell’internet of underwater things, nei droni autonomi subacquei e nei droni autonomi di superfice.
A seguito delle acquisizioni, chiarisce Fincantieri, è prevista la permanenza di “manager/azionisti chiave, attraverso il reinvestimento di quote rilevanti nel capitale delle singole società”, in un’ottica di continuità industriale e valorizzazione delle competenze acquisite.
Le quattro società entreranno a far parte del polo della subacquea di Fincantieri, che evolverà in un “operatore internazionale della subacquea, composto da 8 aziende leader nei rispettivi settori di attività”.
Con la quadruplice operazione, Fincantieri conferma la strategia industriale già delineata da negli ultimi anni, che vede nel comparto della subacquea uno dei principali motori di sviluppo, con l’obiettivo di ampliare la propria presenza nelle tecnologie dedicate alla difesa, alle infrastrutture energetiche e alle reti sottomarine.
Secondo quanto precisato ora, il segmento underwater, che già nel 2025 ha registrato ricavi per 667 milioni di euro e ha inciso per il 6,7% dei ricavi sul portafoglio del gruppo, è destinato a crescere anche grazie alle stesse acquisizioni, a ritmi significativi con ricavi pro-forma 2026 superiori a 1,1 miliardi di euro ed Ebitda, pari a circa 220 milioni di euro, in anticipo di 4 anni sugli obiettivi per l’underwater previsti al 2030 nel Piano Industriale 2026-2030.
Le nuove acquisizioni contribuiscono inoltre all’utile di gruppo per oltre 60 milioni di euro. I ricavi al 2028 raggiungeranno 1,4 miliardi di euro per poi attestarsi a 1,8 miliardi di euro al 2030. Il margine Ebitda UW, pro-forma per le acquisizioni, crescerà al 19,2% nel 2026, raggiungendo il 21% nel 2028 per arrivare al 23% nel 2030. Al 2030 il contributo delle acquisizioni all’utile netto del gruppo raggiungerà circa 130 milioni di euro.
Le operazioni, aggiunge la nota, presentano inoltre prospettive di aumento dell’Ebitda e dell’utile netto del gruppo rispettivamente del 13% e del 40% rispetto agli obiettivi 2026 del Piano Industriale 2026-2030.
Elemento distintivo dell’operazione, precisa ancora Fincantieri, è la sua forte natura dual-use, dato che tecnologie e competenze integrate consentono di r”ispondere in modo sinergico alle esigenze della Difesa e del mercato civile, in linea con l’evoluzione del settore verso modelli sempre più integrati e interconnessi, in ambiti che spaziano dalla protezione delle infrastrutture critiche subacquee alla sicurezza marittima e ai servizi offshore”.
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