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Revisione Ets, agli italiani non bastano fondi e sconti al transhipment

Critiche le valutazioni di Assarmatori, Confitarma e Alis, che auspicavano l’esenzione a tempo indeterminato per le isole minori e l’estensione a Sicilia e Sardegna. Più positivi Espo e Wsc

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
17 Luglio 2026
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Sono in chiaroscuro le prime valutazioni delle lobby del settore marittimo sulla proposta di revisione della normativa Ets avanzata dalla Commissione Europea, malgrado l’istituzione di un fondo di sostegno all’industria armatoriale che potrebbe valere (il meccanismo è legato al valore di scambio delle quote) dai 6,5 ai 10 miliardi di euro e misure di sostegno ai porti di transhipment.

Per Assarmatori “è troppo timida, pur contenendo importanti riconoscimenti delle istanze che abbiamo avuto modo di evidenziare più volte: nei prossimi passaggi in Consiglio e Parlamento ci aspettiamo un consolidamento degli aspetti positivi e interventi più coraggiosi”. Carenti in particolare per il presidente Stefano Messina “sono gli strumenti necessari per tutelare i collegamenti con le isole maggiori e le autostrade del mare”

Non mancano tuttavia aspetti incoraggianti: “Uno di questi, che consolida una nostra richiesta, è la proroga al 2035 dell’esenzione in vigore per i collegamenti con le isole minori” ha detto Messina, agrodolce anche sulle nuove misure di supporto ai porti di transhipment europei, in particolare riferendosi allo sconto per le grandi portacontainer: “L’ambito di applicazione dello strumento proposto è ancora insufficiente, ma apre la strada ad una soluzione concreta del problema del trasbordo contenitori nelle successive fasi del processo legislativo”.

Negativo l’unico accenno di Messina al fondo Smap, ‘reo’ di premiare anche l’elettrico invece che riservare le risorse ai soli combustibili alternativi: “Il testo della Commissione include tra le voci finanziabili anche le tecnologie di propulsione, creando una complessità potenzialmente problematica in quanto si può tradurre in un incentivo di mercato poco chiaro”.

Stessa posizione per Confitarma i cui associati si dicono “fortemente delusi dal mancato coraggio della Commissione europea sull’Ets, nonostante gli appelli delle tre principali associazioni industriali europee che nei giorni scorsi ne hanno richiesto la sospensione. Nella proposta di revisione il grande assente è il tema della competitività dell’industria armatoriale italiana ed europea. Riteniamo, infatti, questo documento contradditorio rispetto agli obiettivi stessi dell’Ets e quindi ribadiamo la nostra richiesta che il 100% dei proventi venga destinato alla decarbonizzazione del settore marittimo”. Secondo l’associazione Confindustriale degli armatori “le misure pensate per i porti rischiano di mettere fuori mercato l’intero Mediterraneo, perché non garantiscono un effettivo level playing field tra tutti i segmenti dello shipping. Inoltre, la proposta della Commissione non elimina il ritorno al tutto strada che stiamo registrando”. Per Confitarma, infine, restano “aperte questioni particolarmente rilevanti, a partire dalla mancata estensione dell’attuale regime delle deroghe a Sicilia e Sardegna, così come auspicavamo fosse resa permanente la deroga per le isole minori, al momento prevista fino al 2035, nonostante il trasporto marittimo rappresenti un servizio essenziale per la vita di oltre sei milioni di cittadini.

Sulla stessa linea d’onda Alis, per il cui direttore generale Marcello Di Caterina la proposta della Commissione, “pur non risultando pienamente soddisfacente, recepisce alcune istanze che sosteniamo da tempo”. Positivi per Alis “l’istituzione dello Smap” e il “il rafforzamento delle misure contro l’elusione e le distorsioni concorrenziali, nonché l’impegno assunto dalla Commissione a evitare future forme di doppia imposizione tra Ets europeo e il sistema di carbon pricing che sarà introdotto dall’Imo. Restano tuttavia aperte alcune questioni fondamentali per il sistema logistico e marittimo italiano. La Commissione ha scelto di confermare e prorogare le deroghe esistenti per alcune tratte e territori particolari, ma non ha introdotto una vera esenzione generale per i collegamenti di continuità territoriale con le isole. Allo stesso modo, non è stata accolta la richiesta di prevedere un meccanismo automatico e giuridicamente vincolante contro il rischio di back shift modale, cioè il trasferimento dei traffici dal mare alla strada”.

A livello internazionale Espo, l’organizzazione europea dei porti, “accoglie con favore le misure volte a ridurre gli scali elusivi attraverso adeguamenti all’elenco dei porti limitrofi”, suggerendo però la necessità di “valutare se non siano eccessivamente complesse o se non creino nuove possibilità di elusione. Inoltre, Espo si oppone a qualsiasi misura che estenda l’ambito di applicazione del sistema Ets a navi di dimensioni inferiori, che andrebbe a vantaggio del settore del trasporto su strada”.

Per Simon Bergulf, Vicepresidente per l’Ambiente e il Clima del World Shipping Council, “il trasporto marittimo di linea ha già investito oltre 160 miliardi di euro in navi in ​​grado di operare con carburanti rinnovabili, ma queste navi più pulite necessitano di carburanti più puliti: colmare il divario di prezzo (lo scopo del fondo Smap, ndr) è uno dei modi più pratici per far arrivare questi carburanti nelle cisterne delle navi. Il Wsc ritiene che tali proventi dell’Ets potrebbero essere utilizzati anche per rafforzare i porti europei, anche attraverso infrastrutture per combustibili alternativi ed elettrificazione”.

Pollice verso invece per la “proposta della Commissione di ampliare l’elenco dei porti extra-UE limitrofi per il trasbordo basandosi esclusivamente sulle infrastrutture. I porti entro 150 miglia nautiche dall’Ue potrebbero essere penalizzati semplicemente perché dispongono di acque profonde, banchine lunghe e gru portuali, indipendentemente dal fatto che vi avvenga o meno il trasbordo. Il sistema Ets dovrebbe concentrarsi sulla riduzione delle emissioni, non sul rendere meno competitivi i porti extra-UE limitrofi”. Da rafforzare, infine, “l’impegno contro i doppi pagamenti una volta adottata una misura globale in seno all’Imo”.

A.M.

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