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Interviste

Costantino rompe il silenzio: “Ecco cosa è stato scoperto sulla crisi di Tisg. Ora nuovi soci”

Aumento di capitale da 125 milioni e apertura a nuovi azionisti. I dossier pronti per Procura e Consob, la sforbiciata ai contratti in perdita e la trattativa senza sconti con la clientela

di Cinzia Garofoli
21 Luglio 2026
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A poche ore dalle dimissioni da presidente e a.d. e dall’azzeramento della governance di The Italian Sea Group, il fondatore Giovanni Costantino parla a SHIPPING ITALY dell’audit dell’advisor Kpmg, dei rapporti con gli armatori, del piano di rilancio e del futuro della sua quota. Dopo cinque mesi drammatici segnati da criticità finanziarie, querele verso gli ex vertici, revoca delle tutele per alcuni armatori e difficile gestione dell’indotto, il fondatore del colosso cantieristico affronta tutti i nodi scoperti della gestione.

Costantino la notizia delle dimissioni è giunta nello stesso giorno del tavolo istituzionale convocato in Regione Toscana; è stato un passo concordato con le istituzioni?

“Non conosco gli esiti del tavolo semplicemente perché non eravamo presenti e non siamo stati invitati. La decisione di rassegnare le dimissioni è stata assunta esclusivamente da me e da mio figlio. Dopo essere venuti a conoscenza di questo ‘tsunami’ il 4 febbraio scorso, abbiamo lavorato senza sosta per capire cosa fosse accaduto. Siamo riusciti a sostenere l’azienda grazie al finanziamento di 25 milioni di euro che ho erogato personalmente una settimana dopo aver preso atto di condizioni inaspettate e per me non individuabili fino a quel momento. Ricordo che a fine gennaio avevamo carte ufficiali, compresi gli estratti conto, che attestavano 93 milioni di euro in cassa, e il giorno dopo me ne sono ritrovati poco più di 2. Abbiamo lavorato alacremente per portare avanti la produzione e formulare un piano che ci consentisse di superare questi cinque mesi, ponendo le basi per il riequilibrio futuro del gruppo.”

Perché avete formalizzato le dimissioni e l’azzeramento della governance proprio in questo momento?

“Nella prima fase la verifica di quanto accaduto l’ho fatta io sui documenti aziendali. Oggi la situazione cambia: non è più una mia lettura personale, ma il lavoro di un forensic indipendente di Kpmg che si è concluso e ufficializzato proprio oggi in azienda. Da domani prenderanno il via i passaggi necessari verso Procura e Consob. Avendo completato questo percorso, ho ritenuto che un segno di responsabilità e di necessaria discontinuità fosse doveroso per tutta la governance. Le dimissioni mie e di mio figlio portano alla decadenza dell’intero Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale. Resteremo in ‘prorogatio’ fino al 10 settembre, data in cui l’assemblea nominerà la nuova governance che accompagnerà l’azienda nell’attuazione del piano industriale.”

Quali saranno le prossime tappe e scadenze fino al 10 settembre?

“All’interno del concordato prenotativo ci sono due fasi di verifica cruciali: la prima al 30 agosto e la seconda al 28 ottobre. In questi passaggi il piano definirà nel dettaglio il raggiungimento degli obiettivi per capire se il progetto di ristrutturazione possa prendere definitivamente il volo. Entro il 10 settembre, in funzione di ciò che sarà stato fatto e degli eventuali investitori intervenuti, si determinerà la nuova struttura di comando.”

Gli accertamenti indipendenti hanno confermato quanto da lei rilevato nei mesi scorsi?

“Assolutamente sì. Nelle settimane successive al 4 febbraio, lavorando sui sistemi gestionali e incrociando le indicazioni arrivate dagli stessi cinque top manager, sono riuscito a ricostruire che tipo di implementazioni avessero gestito negli ultimi anni e il reale livello delle operazioni irregolari e in frode commesse. Non potevo parlarne all’esterno poiché si trattava di mie rilevazioni dirette, che ho formalizzato esclusivamente con le querele di marzo. Oggi che il forensic di Kpmg è concluso e conferma ciò che avevo individuato, non è più la mia parola a determinare i fatti, ma la verifica di un terzo indipendente. Questo mi consente di parlarne apertamente. La magistratura farà il suo corso con i suoi tempi.”

Passando all’operatività dei cantieri, qual è lo stato attuale delle commesse e come si gestirà il ricorso alla Cassa integrazione per i 200 dipendenti diretti?

“Al 4 febbraio le commesse in progress erano 17. Oggi sono 15: una nave è stata consegnata e un’altra è all’ultimo miglio. Il piano industriale prevede espressamente di tagliare le commesse non più sostenibili finanziariamente, ridimensionando il portafoglio. La ripresa delle altre attività passa dagli accordi in corso con gli armatori: i cantieri non ripartiranno su tutti i progetti contemporaneamente e la cassa integrazione serve a gestire questa fase transitoria. Parallelamente, il piano prevede un profondo efficientamento di tutte le leve aziendali precedentemente affidate ai cinque dirigenti allontanati.”

Come intende gestire la situazione dell’indotto e delle circa mille ditte esterne che vantano crediti pendenti?

“Nei mesi scorsi abbiamo già distribuito risorse ai fornitori per gestire la fase acuta. Il 99% dei nostri fornitori non lavora in esclusiva con noi ma collabora con i vari cantieri del territorio, e le singole aziende hanno già riequilibrato la distribuzione del personale. Ci sono state tensioni per i piccoli e medi imprenditori, ma il rischio d’impresa riguarda tutti. Nel piano di continuità servirà la pazienza di tutti: la nostra priorità assoluta è la tutela dei dipendenti del gruppo, seguita dall’indotto e infine dagli altri stakeholder, comprese le banche che ci hanno sostenuto in questi 17 anni.”

Qual è la risposta del sistema bancario e a che punto sono le trattative con gli armatori?

“Con gli istituti di credito abbiamo attivato un tavolo per una manovra finanziaria in corso di lavorazione e giungeremo a un accordo nel rispetto del piano. Per quanto riguarda gli armatori, ciascuno guarda legittimamente ai propri interessi. Se devo dire se ho riscontrato disponibilità o buon senso, la risposta è no. E voglio essere chiaro: non si tratta solo dei cinque armatori del reclamo. Al di là del ricorso legale, la trattativa commerciale e contrattuale è estremamente delicata e serrata con tutti i clienti del portafoglio, nessuno escluso.”

Il piano prevede un rafforzamento patrimoniale da 100 milioni di euro. Lei è disposto ad accettare la riduzione della sua quota e l’ingresso di un nuovo socio di maggioranza?

“Il piano prevede complessivamente un aumento di capitale di 125 milioni di euro, dei quali 25 già versati da me. L’ingresso di un investitore, finanziario o industriale, avverrà tramite aumento di capitale e andrà a diminuire il mio pacchetto azionario. È una tecnicalità necessaria: approvando questo piano ho messo in conto la riduzione della mia quota. Il progetto prevede l’ingresso di soci o di un socio che giungerà probabilmente ad avere la maggioranza dell’azienda. È una possibilità che ho già considerato e approvato.”

Qual è la situazione sul fronte dell’azione legale per il Bayesian e per la tutela dei marchi?

“Per il Bayesian, l’attività della Procura si trova nelle battute finali. Per la nostra parte, stiamo seguendo l’evoluzione in attesa delle determinazioni iniziali del Pubblico Ministero prima di avviare le fasi successive.”

Qual è il suo messaggio finale rivolto al mercato e al territorio?

“L’azienda deve proseguire nel percorso iniziato 17 anni fa. Non deve e non può fermarsi per le cattive azioni di cinque collaboratori scellerati, che saranno giudicate dalle autorità preposte. Con un po’ di sacrificio e qualche anno di duro lavoro, il cantiere tornerà a brillare come ha sempre fatto. Sono molto fiducioso, motivo per cui dal 4 febbraio non mi sono fermato un solo giorno e continuerò a lavorare senza sosta nei prossimi mesi, compreso tutto il mese di agosto.”

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