Il Salerno Container Terminal fa segnare un +6,2% nel primo semestre 2026
Semilavorati e prodotti di consumo sono cresciuti del 18% nel periodo: su base annua il rialzo complessivo potrebbe variare fra 3,3 e 8,1%

Raggiunto nel 2025 il traguardo dei 416.000 Teu movimentati, Salerno Container Terminal nel primo semestre del 2026 ha registrato una crescita del 6,2 % rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Salerno anche nel 2026 è stabilmente, per indice di connettività, al primo posto tra i porti “gateway” del centro-sud ed al terzo posto tra i porti italiani, dopo Genova e La Spezia, grazie ad una alta frequenza di approdi settimanali, che varia tra i 20 ed i 22. Oltre ad una fitta rete di collegamenti diretti con i principali scali internazionali, strategico il network di connessione con i principali porti hub del Mediterraneo (Gioia Tauro, Pireo, Malta, Tangeri, Algeciras) che garantisce l’accesso alle reti globali da e per ogni destinazione del mondo.
“Ci siamo resi conto che per rendere più competitivo lo scalo fosse necessario equilibrare i flussi all’export, nostro tradizionale mercato, con altrettanti flussi all’import, bilanciando sulle navi le merci in uscita con le merci in entrata. Abbiamo così dedicato particolari attenzioni, commerciali ed operative, anche con investimenti specifici, alla attrazione di materie semilavorate e prodotti finiti destinati alle aziende ed ai consumatori del centro-sud Italia, ampliando la nostra area di influenza fino al basso Lazio. Nel primo semestre abbiamo così registrato una crescita dell’export pari al 4% circa ma anche una crescita record dell’import pari a circa il 18%, riducendo allo stesso tempo la movimentazione dei contenitori vuoti del 5%” ha spiegato il terminalista in una nota.
Alla luce dei risultati del primo semestre, si prevede di chiudere l’anno con un traffico tra i 430.000 ed i 450.000 teus, grazie ad una combinazione di servizi marittimi mediterranei e d’oltreoceano. Secondo Sct le merci transitate dal porto di Salerno sono state destinate per il 37% al Nord America (Usa E Canada), il 26% all’area mediterranea, il 21% al Nordeuropa ed il 16% al resto del mondo. Quanto all’import invece il 44% proviene (via hub) da Cina, Estremo Oriente ed India, il 24% dalla Turchia, il 17% dall’Egitto, il 5% dal Canada ed il 10% dal resto del mondo.
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