Diego Aponte (Msc): “Periodo molto preoccupante ma abbiamo l’elica ed evitiamo gli stretti”
Dopo la diversificazione nelle navi car carrier e nelle petroliere arriva il momento di consolidare: “Dobbiamo fare attenzione a non distrarci dal nostro core business”
Genova – Nonostante le complessità attuali e il contetso geopolitico particolarmente complicato, il Gruppo Msc continua a investire in Italia e nel mondo cogliendo le opportunità che emergono e ponendo prontamente rimedio o cambiando piani se il contesto di mercato lo impone. Come avviene in questi giorni nello Stretto di Hormuz e in Mar Rosso. A margine della cerimonia di consegna della nuova nave da crociera extra-lusso Explora III di Explora Journeys, appena costruita da Fincantieri a Sestri Ponente, il presidente di Msc, Diego Aponte, condivide con SHIPPING ITALY alcune riflessioni sul presente e sul futuro del gruppo fra acquisizioni, diversificazioni e consolidamento del business.
Dott. Aponte in questo delicato momento per la geopolitica mondiale e per gli scambi commerciali, Msc come guarda al mercato? Quali criticità vi spaventano?
“Noi come al solito sulle nostre mille navi abbiamo l’elica, dunque vediamo di dirottare le navi dove si può; ovviamente è un periodo molto preoccupante per il mondo. Però noi evitiamo i canali, evitiamo lo Stretto di Hormuz, evitiamo Bab-el-Mandeb, perché prima di tutto ci sono gli equipaggi. Dunque continuiamo ad andare via Capo di Buona Speranza ma ovviamente tutto questo purtroppo avrà una ripercussione di costi altissimi per il trasporto marittimo, sia per il trasporto di greggio che per i nostri contenitori. Speriamo che si arrivi a una soluzione finale per questo conflitto anche se la vedo abbastanza difficile in questo momento, specialmente con gli Houthi che sono entrati anche loro a prendere di mira le navi in Mare Rosso.”
Nel lungo termine rimanete ottimisti?
“Il nostro è un mestiere legato al Gdp e alla demografia, dunque finché il Gdp cresce e la demografia cresce il settore del trasporto container andrà sempre bene secondo bene. Ovviamente bisogna vedere cosa succede con questa situazione geopolitica se si riaprono i stretti ovviamente poi ci sarà un po’ più di naviglio sul mercato però non sono preoccupato.”
Dopo i container, i passeggeri (traghetti e crociere), recentemente le navi porta auto e da ultimo le petroliere, ci sono altri segmenti di mercato dello shipping a cui guardate per diversificare?
“I pedalò… A parte le battute, dobbiamo fare molta attenzione a non distrarci dal nostro core business che sono le navi portacontainer; oggi operiamo mille navi, 7,3 milioni di Teu in termini di capacità, abbiamo altre 150 navi che entreranno in servizio e dunque questo è il nostro core business.”
Però avete appena investito molto in petroliere…
“Le navi cisterna sono state una buona diversificazione per il gruppo ma non una grandissima diversificazione. Siamo entrati nel momento giusto, oggi operiamo più di 150 petroliere VLCC e sulle car carrier siamo molto committed. Dunque tutte le business line che abbiamo continueremo a svilupparle ma non abbiamo ambizione a diversificarci ulteriormente.”
All’Italia (dove Msc è appena entrata anche nell’interporto di Bologna) che appello rivolgete?
“Di supportare la blue economy, è solo quello il nostro appello. Noi in Italia ci lavoriamo col cuore più che altro, impieghiamo 50.000 italiani e dunque per noi l’Italia è al centro di tutte le nostre strategie e ce l’abbiamo nel cuore. Dunque faremo sempre tutto per l’Italia e per valorizzare sempre di più il territorio.”
Dal momento che ha menzionato il termine Blue economy le chiedo se sul fronte dell’editoria avete in programma altre operazioni o se al momento ritenete sufficiente l’acquisizione del Secolo XIX?
“No, ci accontentiamo del Secolo XIX.”
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