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Livorno: il futuro della Darsena Europa è appeso alla prossima calata di cozze

“Vogliamo lavorare nella massima trasparenza. Tra sette settimane avremo le nuove analisi. Abbiamo buone aspettative circa la risoluzione del problema ma quand’anche fosse confermato il dato sulla concentrazione degli inquinanti, il progetto della Darsena Europa non sarebbe assolutamente a rischio”. Lo ha dichiarato il neo presidente dell’AdSP del Mar Tirreno Settentrionale, Luciano Guerrieri, partecipando a […]

di Nicola Capuzzo
17 Marzo 2021
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“Vogliamo lavorare nella massima trasparenza. Tra sette settimane avremo le nuove analisi. Abbiamo buone aspettative circa la risoluzione del problema ma quand’anche fosse confermato il dato sulla concentrazione degli inquinanti, il progetto della Darsena Europa non sarebbe assolutamente a rischio”. Lo ha dichiarato il neo presidente dell’AdSP del Mar Tirreno Settentrionale, Luciano Guerrieri, partecipando a una audizione in Terza Commissione Consiliare (Economia e Lavoro) del Comune di Livorno.

Riferendosi ai problemi sorti a seguito della rilevazione di un tasso di concentrazione di benzopirene sopra i limiti in uno dei sei cestelli di cozze posizionati in mare nell’ambito della campagna di monitoraggio per verificare se sussistano le condizioni per far uscire dai vincoli del Sin (sito d’interesse nazionale) l’area dell’opera di ampliamento a mare dello scalo livornese, Guerrieri si è mostrato sereno.

“Sento fortissima la responsabilità del mio incarico” ha detto. “Quello della Darsena Europa è il progetto di punta dello sviluppo del nostro sistema. Dovremo movimentare 15 milioni di metri cubi di sedimenti. Sarà nostra cura portare avanti la progettualità nei tempi stabiliti e nel rispetto delle norme in materia di sanità e ambiente”.

Per Guerrieri il dato della cozza inquinata non è da sottovalutare ma ha anche precisato che in diciannove anni di rilevamenti le campagne di monitoraggio non hanno mai dato riscontri negativi: “I valori registrati sono sempre stati al di sotto della soglia di pericolosità. Ora è capitato che solo due valori siano risultati al di poco superiori ai limiti della soglia. Dobbiamo pensare, quindi, all’ipotesi di un caso di inquinamento esterno temporaneo: le cozze rimangono in mare per quattro settimane, potrebbe essere accaduto di tutto. Per questo abbiamo deciso di affidare al laboratorio Arpat e all’Università di Ancona il compito di ripetere le analisi: ricaleremo in mare un quantitativo di cozze superiore a quello previsto e aspetteremo il conforto dei nuovi risultati”.

Il presidente dell’AdSP ha sottolineato che una volta terminata la nuova fase di controllo “avremo un quadro conoscitivo aggiornato che consentirà al Ministero della Transizione Ecologica di esprimersi in modo definitivo sull’ambito della deperimetrazione”.

Se i dati dovessero dare esito negativo, “non è comunque a rischio la realizzabilità del progetto. Ci confronteremo con le istituzioni e procederemo nel rispetto delle norme di dragaggio previste per i Siti di Interesse Nazionale. Potrebbe anche presa in considerazione l’ipotesi di una deperimetrazione Sin parziale”.

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