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La bad company Tirrenia dovrà restituire al Mims gli aiuti di Stato illegittimi

A quasi un anno e mezzo dalla decisione con cui la Commissione Europea sancì che solo un’infinitesima parte (circa 15 milioni di euro su 2,3 miliardi) degli aiuti di Stato di cui beneficiarono fra 1992 e 2020 la compagnia di bandiera Tirrenia e poi l’acquirente Cin – Compagnia Italiana di Navigazione avrebbe dovuto essere recuperata […]

di Nicola Capuzzo
1 Ottobre 2021
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A quasi un anno e mezzo dalla decisione con cui la Commissione Europea sancì che solo un’infinitesima parte (circa 15 milioni di euro su 2,3 miliardi) degli aiuti di Stato di cui beneficiarono fra 1992 e 2020 la compagnia di bandiera Tirrenia e poi l’acquirente Cin – Compagnia Italiana di Navigazione avrebbe dovuto essere recuperata dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, è arrivata la definitiva bocciatura da parte del Consiglio di Stato del tentativo di Tirrenia in amministrazione straordinaria di annullare il decreto di recupero emesso dal Mims.

In estrema sintesi, nel marzo 2020 Bruxelles stabilì che la cifra in questione dovesse essere chiesta dallo Stato tutta e solo a Tirrenia in amministrazione straordinaria, la bad company che dalla privatizzazione di Tirrenia, nel 2012, cerca di assolvere al compito di saldarne i creditori, reso ancor più improbo dall’insolvenza, per 180 milioni, di chi, Cin, ne rilevò gli asset. Da Cin nulla era dovuto, stante la discontinuità fra le due realtà.

Fra rimbalzi vari di comunicazione solo più di un anno partì la richiesta del Mims, che nel frattempo, ancora sotto la gestione di Paola De Micheli, aveva deciso con il Ministero dello Sviluppo, di graziare Cin non chiedendo l’esecuzione dei provvedimenti di sequestro che la bad company, proprio grazie alla pronuncia di Bruxelles, aveva potuto ottenere. Insomma, massimo rigore con Tirrenia in a.s. (a danno quindi dei suoi creditori, fra cui peraltro anche alcune amministrazioni pubbliche) e apparentemente maggiore accondiscendenza col debitore insolvente Cin.

La bad company adì a quel punto le vie legali, sia in Europa (dove l’impugnazione della decisione della Commissione è pendente al Tribunale dell’Ue), sia in Italia, dove però il Tar del Lazio a fine dello scorso maggio rigettò l’istanza di sospensione del decreto, lettura oggi confermata dal Consiglio di Stato.

A.M.

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