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L’economia italiana a metà 2022 sarà già sopra ai livelli pre-pandemia

Il 16 ottobre è stato presentato il Rapporto di previsione del Centro Studi Confindustria da cui emerge che la risalita del Pil italiano è più forte delle attese. Il Centro studi prevede un +6,1% nel 2021, due punti in più rispetto alle stime di aprile, seguito da un ulteriore +4,1% nel 2022. L’ampia revisione al […]

di Nicola Capuzzo
22 Ottobre 2021
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Il 16 ottobre è stato presentato il Rapporto di previsione del Centro Studi Confindustria da cui emerge che la risalita del Pil italiano è più forte delle attese.

Il Centro studi prevede un +6,1% nel 2021, due punti in più rispetto alle stime di aprile, seguito da un ulteriore +4,1% nel 2022. L’ampia revisione al rialzo è spiegata dall’impatto più contenuto della variante Delta del Covid, “anche grazie a efficacia e capillarità delle vaccinazioni in Italia, che hanno reso possibile l’allentamento delle misure di contenimento, oltre che dalle revisioni Istat riguardo al primo trimestre.

Secondo Confindustria “questa robusta ripartenza del Pil, pari a oltre +10% nel biennio, dopo il quasi -9% del 2020, riporterebbe la nostra economia sopra i livelli pre-crisi nella prima metà del 2022, in anticipo rispetto alle attese iniziali. Sebbene il recupero stia procedendo più spedito che altrove, il gap rispetto al pre-pandemia è, al momento, ancora più ampio di quello degli altri principali partner perché la caduta del 2020 in Italia è stata maggiore (nel II trimestre 2021 era del -3,8% sul IV 2019, in Germania del -3,3%, in Francia del -3,2% mentre gli USA hanno raggiunto già il livello pre-crisi nel II trimestre 2021). A partire dal IV trimestre del 2021 l’espansione del Pil si attesterà su un profilo più moderato.

Secondo lo scenario descritto, l’Italia crescerebbe nel corso del 2022 a un ritmo intorno al +0,7% in media a trimestre, comunque molto più del +0,3% a trimestre registrato nel periodo 2015- 2018. I motivi principali della maggior crescita attesa nel 2022 rispetto al passato pre-crisi sono: “da un lato l’ancora incompleto recupero dei volumi di consumi privati e di scambi con l’estero (di servizi), che quindi dovrebbe proseguire l’anno prossimo; dall’altro, gli effetti benefici del Pnrr e della politica di bilancio espansiva che alimenteranno ulteriormente gli investimenti”.

Lo scenario del Centro Studi Confindustria include, per il 2021 e per il 2022, le risorse europee che saranno utilizzate nell’ambito del Pnrr per finanziare riforme strutturali e investimenti aggiuntivi. Per i primi anni conta soprattutto l’aumento di spesa e investimenti pubblici. Col tempo, l’attuazione del Piano dovrebbe portare anche a un innalzamento del potenziale di crescita.

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