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Stop al maxi-appalto per la nuova nave oceanografica della Marina Militare

La maxi-gara avviata lo scorso luglio per la costruzione di una nuova nave oceanografica maggiore per la Marina Militare italiana (nota anche con la sigla Niom) è stata sospesa. La Direzione degli Armamenti Navali ha deciso infatti di revocare la procedura e il relativo bando, per ragioni non del tutto precisate. Nell’avviso si legge infatti […]

di Nicola Capuzzo
27 Dicembre 2021
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La maxi-gara avviata lo scorso luglio per la costruzione di una nuova nave oceanografica maggiore per la Marina Militare italiana (nota anche con la sigla Niom) è stata sospesa.
La Direzione degli Armamenti Navali ha deciso infatti di revocare la procedura e il relativo bando, per ragioni non del tutto precisate. Nell’avviso si legge infatti che alla base di questa disposizione vi sono motivazioni legate “al mutamento della situazione di fatto, non prevedibile al momento dell’adozione della succitata determinazione a contrarre, che ha comportato una rivalutazione dell’interesse pubblico originario”. A supporto di questa decisione viene inoltre citato l’art.97 della Costituzione, che al primo rigo evidenzia come le pubbliche amministrazioni debbano assicurare “l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico”. In un altro documento pubblicato sul sito della Difesa la procedura viene data come “temporaneamente sospesa” per “sopraggiunte necessità di approfondimenti sul disciplinare di gara”.

Quali che siano le ragioni esatte che hanno portato allo stop, questa nuova risoluzione mette (per il momento?) in stand by un appalto del valore di 281 milioni di euro (suddivisi in 6 lotti), in parte finanziato con fondi della Banca Europea per gli Investimenti, che aveva garantito un supporto per 220 milioni.

La nuova nave oceanografica che ne sarebbe dovuta risultare avrebbe dovuto prendere il posto della Magnaghi, unità del 1974 destinata al pensionamento. In particolare, spiegava la stessa Marina Militare, la sua realizzazione avrebbe dovuto “assicurare senza soluzione di continuità l’assolvimento dei compiti istituzionali afferenti al Servizio Idrografico nazionale” che le sono direttamente attribuiti, permettendo inoltre all’Italia di “accrescere le proprie capacità di ricerca e esplorazione in nuove regioni del mondo, quale quella artica […] e la possibile apertura di nuove rotte commerciali”, attività per svolgere le quali dovrà essere in grado di operare a -20°.

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