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Porti

Aumentati i controlli antiterrorismo sulle navi a Porto Petroli di Genova

Dopo il caso Seajewel di Vado Ligure, negli scali liguri adottate misure ispettive integrative i cui costi gravano sugli armatori

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
30 Aprile 2025
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Da un paio di mesi l’operatività di Porto Petroli, il terminal petrolifero del porto di Genova, è gravata da nuovi adempimenti posti in carico alle navi in arrivo.

Lo hanno segnalato a SHIPPING ITALY alcune agenzie marittime attive nel settore tanker (ma l’associazione locale Assagenti non ha espresso una posizione in merito), lamentando l’aggravio di costi prima ancora che il disagio in termini di tempistica. Dal canto suo Porto Petroli, società controllata da Eni, confermando che il problema origina dal caso Seajewel, la petroliera oggetto di un probabile attentato terroristico (sull’indagine non sono stati resi noti sviluppi) durante un ormeggio presso il campo boe di Vado Ligure lo scorso febbraio, ha scaricato ogni responsabilità sulla locale Capitaneria di porto.

Da dove si precisa che “a seguito dell’evento a Vado Ligure ci sono stati diversi incontri del comitato di security portuale e con la prefettura, durante i quali sono state chieste misure aggiuntive rispetto a quelle previste dal livello 1 (che è stato però confermato, ndr). D’accordo con prefettura e membri del comitato è stato deciso (peraltro come non escluso dal Cism – Comitato interministeriale per la sicurezza dei trasporti marittimi e dei porti) di far effettuare una ispezione carena su alcune tipologie di navi, prendendo in considerazione gli ultimi 10 porti toccati dalle stesse”.

E procedendo alla verifica in caso di scali ritenuti a rischio. Una procedura, messa in atto anche a Savona e Vado Ligure, che secondo la Capitaneria non inficia però la fluidità delle operazioni terminalistiche: “Una volta fatta la domanda di accosto si valuta la nave e si prende la decisione di far procedere o meno a controllo. Le navi rimangono in attesa in rada secondo le programmazioni del ricevitore carico, tali attese non hanno quindi a che fare con le ispezioni aggiuntive. Peraltro appena effettuata l’ispezione carena la nave o procede direttamente all’ormeggio o si affranca dall’adempimento andando a 12 miglia dalla costa in drifting, fintanto che non ha il nulla osta dal terminal”.

Resta il costo aggiuntivo, compreso fra i 5mila e i 10mila euro a scalo a seconda della nave interessata.

A.M.

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