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Porti

Tariffe per l’ormeggio in aumento in quasi tutti i porti italiani

Gli incrementi saranno mediamente nell’ordine del 3,76%, record a Brindisi. Cali a Ravenna e La Spezia

di Redazione SHIPPING ITALY
17 Gennaio 2026
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Ormeggiare una nave in un porto italiano costerà nel prossimo triennio in media il 3,76% in più.

Lo ha reso noto ai propri associati Confitarma, diffondendo una tabella che riepiloga i risultati dell’istruttoria condotta nelle scorse settimane dagli uffici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per aggiornare le tariffe del servizio di ormeggio e di battellaggio nei porti nazionali a valere per il triennio 2026-2028.

La media summenzionata tiene già conto della scontistica applicate alle navi operanti su linee di autostrade del mare. Senza di essa l’incremento è mediamente del 4,42%, frutto di criteri e meccanismi che hanno portato ad applicare al “Elemento Base” un incremento del 5,75%, “rispetto – ha precisato l’associazione armatoriale – al 14,91% che avrebbe dovuto essere preso a riferimento in base ai dati inflattivi registrati dall’Istat”. Confitarma ha anche specificato che “le parti si sono impegnate a costituire in corso di vigenza del presente rinnovo tariffario un tavolo tecnico per l’aggiornamento dei criteri e meccanismi dei servizi in oggetto anche al fine di razionalizzare alcuni elementi della spesa ammessa”. In tal senso l’aliquota del Fondo per l’accompagnamento all’esodo è già stata portata dal 3,75% al 4%.

Gli aumenti maggiori si verificheranno a Brindisi (14,68%) e in generale a registrare i rincari più significativi fra i porti maggiori saranno quelli a vocazione industriale-rinfusiera (ad Augusta, Oristano, Porto Torres, Taranto si balla fra l’8 e il 10%) con la significativa eccezione di Ravenna, dove, presumibilmente, la spinta generale a traffici (e quindi ormeggi) del rigassificatore porterà – in ragione della formula prociclica degli adeguamenti tariffari – addirittura ad una diminuzione dello 0,75%. Una dinamica che, fra i porti maggiori, è ben evidente a La Spezia (-2%), anche se la palma del decremento maggiore va a Fiumicino (-5%).

A.M.

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