Musolino: “Serve un censimento nazionale puntuale dell’offerta di banchina portuale”
L’assist di Panaro (Srm) è stato colto dall’attuale a.d. di Alilauro che suggerisce di lavorare a un Piano Strategico Portuale 2.0 data-driven e non guidato dal ‘consenso locale’
L’allarme (lanciato da Srm e pubblicato da SHIPPING ITALY) sul rischio concreto di una futura sovraccapacità portuale in Italia nel settore dei terminal container ha innescato il commento di Pino Msolino, attuale amministratore delegato della compagnia di traghetti Alilauro ma prima presidente dell’Autorità di sistema portuale del lazio, di quella del Veneto e in precedenza Corporate insurance risk manager di Hapag Lloyd.
“Perché l’Italia continua a finanziare nuove banchine (soprattutto container) senza sapere se quelle esistenti sono sature?” domanda Musolino commentando l’articolo intitolato ‘Allarme eccesso di capacità portuale per i nuovi terminal container in Italia’. “Da anni sostengo che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dovrebbe realizzare un censimento nazionale puntuale dell’offerta di banchina portuale, segmentato per tipologia di carico (container, Ro-Ro, rinfuse, break-bulk). Non si tratta di un esercizio burocratico, ma di un audit economico-operativo indispensabile per allocare risorse in modo efficiente”.
Ricordando le parole di Panaro (Srm), ovvero che “a una crescita media del 2-3% annuo, serviranno circa 30 anni per saturare questa nuova capacità”, l’a.d. di Alilauro esprime un parere critico dicendo che “banchine di ultima generazione rischiano di restare sottoutilizzate o vuote, come già avviene in diversi casi (Taranto, alcuni terminal del Sud). Il problema non è solo operativo ma sistemico”.
Poi elenca le seguenti tre motivazioni: “Mancanza di hinterland industriale outbound al Sud, scarsa attrattività logistica inbound (tempi doganali, collegamenti rail, Port Community System frammentati) e governance locale che premia gli investimenti ‘visibili’ più che quelli redditizi”.
Secondo Musolino “è urgente passare da una pianificazione ‘fai-da-te’ locale a una strategia nazionale data-driven: censimento biennale obbligatorio, finanziamenti condizionali all’utilizzo superiore all’80%, priorità a upgrade infrastrutturali (elettrificazione, rail, Zes) piuttosto che a nuove banchine. L’Italia ha le potenzialità per essere hub mediterraneo” ma “senza rigore analitico continueremo a costruire cattedrali nel deserto con soldi pubblici (europei e nazionali). Perché non lavorare davvero un Piano Strategico Portuale 2.0 data-driven e non ‘consenso locale’-driven?” è la conclusione dell’ex presidente di port authority.
N.C.
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