Sono oltre 500 le navi battenti bandiere false secondo l’Imo
Il fenomeno è in forte crescita e riguarda unità di diverso tipo e dimensione
In vista della 113ª sessione del Legal Committee (Leg 113) dell’Imo (International Maritime Organization), in programma a Londra dal 13 al 17 aprile, l’agenzia Onu ha fatto circolare una nota che pone l’attenzione sul crescente fenomeno delle navi battenti false bandiere, che riguarda sia unità che utilizzano senza consenso i vessilli di registri legittimi, sia quelle che battono bandiera di registri interamente fraudolenti.
Il tema era già emerso nel corso della sessione precedente, nel marzo 2025, ma ora sembra avere assunto una dimensione preoccupante. Le rilevazioni hanno infatti contato 529 navi battenti bandiere false, di cui 356 prive di qualunque tipo di classificazione. La lista, pubblicata sulla piattaforma Gisis di Imo e compilata con il supporto di S&P Global, evidenzia come il fenomeno interessi navi cisterna, rinfusiere, portacontainer ma anche unità di piccole dimensioni.
Nella lista sono inoltre riportati diversi casi e alert emanati dai governi, che aiutano a capire come questo si stia sviluppando e come si cerchi di contrastarlo. I Paesi Bassi ad esempio hanno segnalato due siti web fraudolenti di Sint Maarten e 17 unità battenti illecitamente questa bandiera. La Francia ha riportato una pagina relativa alla isola di Matthew (parte della Nuova Caledonia) ma nessuna unità coinvolta. Sono stati segnalati inoltre falsi registri come quello del Malawi (con conseguente calo delle unità iscrittevi fittiziamente, dalle 27 di settembre 2025 alle 8 presenti ora in lista), mentre sia Timor‑Leste che il Lesotho hanno fatto presente di non gestire registri internazionali. Il Regno Unito ha segnalato casi legati all’uso improprio di numeri Mmsi delle Bermuda da parte di navi che si dichiaravano pescherecci commerciali, in violazione della normativa del paese. Il Benin ha individuato un falso sito di amministrazione marittima e ha segnalato 33 navi con falsa bandiera (poi sceso a 13 dopo ulteriori verifiche), mentre il Gambia ha effettuato una ‘pulizia’ del registro eliminando 72 navi. Altri casi hanno riguardato il Botswana, il Mali e la Guinea, così come Tonga (il cui registro è stato chiuso nel 2002) e le Comore. La tabella evidenzia inoltre numerosi casi di false bandiere attribuite alla Guyana (74), ad Aruba (35), a Curaçao (32).
A rendere difficile il contrasto a questo fenomeno, secondo Lloyd’s List, è anche il flag hopping, ovvero il frequente e rapido ritmo dei cambi di bandiera delle navi, cresciuto negli ultimi anni, anche a seguito dell’intensificarsi delle pressioni sanzionatorie da parte di Stati Uniti, Regno Unito e Unione europea.
David Heindel dell’International Transport Workers’ Federation, intervistato da Splash 24/7, da parte sua ha evidenziato come a favorire questo fenomeno sia anche l’”ambiguità giurisdizionale” integrata nello stesso “modello di business” del trasporto via mare, in base alla quale “l’industria trae profitto dall’opacità. Gli Stati di bandiera […] traggono profitto dalla permissività regolatoria”.
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