Bandita la gara per il primo lotto del dragaggio al porto di Spezia
L’appalto dell’Adsp del mar ligure orientale vale (complessivamente) 68,5 milioni di euro e prevede sei mesi di lavori per 860 mc di materiali
A due mesi dall’annuncio l’Autorità di sistema portuale di La Spezia ha proceduto a emanare il primo maxi-bando di gara per il dragaggio di terzo bacino e canale di accesso dello scalo.
Si tratta formalmente di un “accordo quadro, di durata biennale”, perché l’appalto, che vale complessivamente 68,5 milioni di euro, è stato suddiviso per ragioni di finanziamento in due lotti da eseguirsi in momenti diversi. “Le lavorazioni – si legge nella relazione di progetto – sono state pertanto suddivise in: primo lotto (di seguito lavori principali), immediatamente realizzabile sulla base delle risorse finanziarie attualmente disponibili, che prevede il dragaggio per complessivi 300.000 metri cubi circa; secondo lotto (di seguito lavori opzionali), di completamento al progetto, per il dragaggio di ulteriori 560.000 mc alle stesse condizioni contrattuali dei lavori principali”.
I lavori principali riguardano la realizzazione di dragaggi nel Terzo Bacino portuale in aree esterne al perimetro interessato dalle bonifiche del molo Fornelli Est e prevedono una gestione dei sedimenti con destinazione prevalente i cassoni della nuova diga foranea di Genova (circa 280.000 mc) e in via residuale il conferimento a impianti di smaltimento (circa 22.000 mc). Col secondo lotto si arriverà a -15 metri di profondità, e i fanghi finiranno nei cassoni della diga genovese (circa 192.000 mc), in impianti di smaltimento e/o recupero (circa 103.000 mc) o saranno conferiti a mare (circa 263.000 mc).
Per la presentazione delle offerte ci sarà tempo fino al 2 aprile, mentre il cronoprogramma prevede sei mesi di lavori per il primo lotto. Da notare come gli elaborati progettuali che erano stati oggetto dei pareri vincolanti rilasciati negli ultimi giorni dell’anno da Regione Liguria e Arpal risultino, nella versione allegata al bando, antecedenti ai pareri stessi, che pure ne prevedevano in modo vincolante l’integrazione o la modifica. Adsp non ha per il momento fornito chiarimenti su come possano quindi esser state recepite le indicazioni degli organi di controllo.
Quanto alla nuova diga di Genova, pochi giorni fa l’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) ha definito “carente e non sufficiente” per l’espressione di un parere la documentazione che l’Autorità di sistema portuale genovese aveva a inizio anno depositato al Mase per la verifica di ottemperanza alle condizioni ambientali poste nel 2022 dal medesimo organismo scientifico.
In estrema sintesi il Cnr segnalava il potenziale rischio sismico della vicinanza di due canyon sottomarini, ritenuti peraltro in regressione, chiedendo un corposo approfondimento analitico. La documentazione non è risultata sufficiente però per escludere la sospetta regressione dei canyon e le altre problematiche geologiche rilevate, “mancando lo studio relativo all’assetto geomorfologico dei fondali in relazione alla definizione dei processi morfo-sedimentari in atto nell’area compresa tra le testate dei canyon e l’infrastruttura in fase di realizzazione”.
Da vedere se l’Adsp del Mar Ligure occidentale fornirà alla Commissione di Via l’integrazione della documentazione auspicata dal Cnr.
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