F.lli Neri (insieme a Fanfani) salvano dalla liquidazione e rilanciano la Gazzetta Marittima
Dopo l’uscita di scena degli altri azionisti livornesi e toscani il giornale archivia l’edizione di carta e punta sull’online con una linea editoriale ampliata oltre all’economia portuale
La Gazzetta Marittima non chiude, ma continuerà a vivere accantonando il formato cartaceo e puntando solo sull’online. Nei mesi scorsi lo storico giornale livornese specializzato in “informazioni mercantili e politica economica” diretto fino a pochi anni fa da Antonio Fulvi, era stato a un passo dal baratro quando lo scorso autunno i soci, prendendo atto dei risultati economici in negativo, avevano optato per la messa in liquidazione di Società Editoriale Marittima a r.l.
Nel 2024, a fronte di ricavi scesi da 195 a 139 mila euro, la società partecipata da un folto gruppo di imprese livornesi (con l’11% ciascuno Savino Del Bene, Luca Boldrini, Lorenzini & C., Hillebrand Gori Italy, Austral Società Trasporti Combinati, Agenzia Marittima Aldo Spadoni, Fimpart, U. Del Corona & Scardigli, Fratelli Neri e altri soci con quote minoritarie) aveva chiuso l’esercizio in rosso per circa 56mila euro (ripianati dai soci per 47 mila) e nel 2025 la situazione non era migliorata.
Per queste ragioni gli azionisti avevano preferito chiudere Società Editoriale Marittima a r.l. e la Gazzetta Marittima ma nelle scorse settimane Fratelli Neri (famiglia Neri) e Fimpart (Vincenzo Fanfani) hanno scelto di rilanciarla con una ricapitalizzazione che la terrà in vita per rilanciarla con un nuovo progetto al quale lavorerà il direttore Mauro Zucchelli.
Corrado Neri a SHIPPING ITALY racconta così le ragioni e le ambizioni di questa scelta: “La ‘Gazzetta Marittima’ è un giornale che ha una lunga storia alle spalle: quasi sessant’anni. Risale agli anni ’60, ha raccontato il ‘mestiere’ dei porti, in particolare quello di Livorno ma non solo, accompagnandone la parabola fin dagli inizi dell’era della containerizzazione, fin da prima che esistesse anche un solo metro di banchina della Darsena Toscana, (molto) prima che nascessero le Autorità portuali. Prima (o molto prima), cioè, che i porti acquisissero l’identikit e l’assetto che hanno adesso.
In realtà, eravamo già parte di questa storia editoriale perché insieme a un gruppo di altre imprese avevamo deciso di dare voce alle istanze di noi imprese private all’interno di questo mondo che stava cambiando così tanto e così in fretta, anche se talvolta pensiamo che potrebbe farlo ancor più velocemente”.
Neri prosegue nella sua riflessione dicendo: “Lo sappiamo tutti bene, non sono tempi facili per l’editoria di giornali cartacei: anche in questo caso, si tratta di una grande trasformazione che non riguarda solo noi ma il mondo. Era nell’ordine delle cose che quell’esperienza a un certo punto si concludesse. Al tempo stesso, non volevamo che i problemi della forma cartacea facessero sparire un giornale di lunga tradizione e della cui storia la mia famiglia faceva parte”.
“Dunque – prosegue nel racconto che ha portato alla scelta del rilancio – dopo alcuni mesi di rodaggio nella forma solo online, questa transizione ha visto formalizzarsi anche il cambiamento nella compagine dei soci. La mia famiglia voleva che questo giornale avesse una nuova vita: cambiando sì, ma l’avesse. Siamo subentrati noi nel 90% delle quote insieme con la famiglia Fanfani per il restante 10% e abbiamo aperto una nuova stagione di questa testata storica che non volevamo veder chiudere. Insieme al passaggio al giornale tutto online abbiamo voluto sperimentare una formula inedita nel panorama delle testate specializzate del nostro settore. Raccontare la portualità, avendo gli occhi su Livorno ma guardando alla Toscana e all’Italia. E soprattutto guardandoci intorno: un porto vive non in funzione di sé ma del sistema economico che ne fa la rampa di lancio per l’export della propria manifattura, del proprio ingegno imprenditoriale, si tratti di piccole realtà o di grandi colossi”.
Dunque non più solo un giornale che si occupi esclusivamente di economia marittimo-portuale: “Un giornale – precisa ancora Neri – che cerchi di allargare il raggio all’economia nel suo complesso, industria in primis. Ma anche a quel che sarà l’economia di domani fra ricerca e innovazione: ecco perché lo sguardo include anche qualcosa di quel che si muove sul fronte dell’università, della ricerca e dei nuovi saperi”.
In conclusione l’imprenditore livornese che opera nel settore del rimorchio portuale, dei depositi costieri e della cantieristica navale, rivela che “nella nuova sede (della redazione, ndr) sugli scali d’Azeglio la prima cosa che è stata collocata, curiosamente, sono state le collezioni delle vecchie annate e i computer. Ecco, la ‘Gazzetta Marittima’ riparte da qui: la tradizione delle sue circa 100mila pagine di carta stampata, ora in archivio, e l’innovazione della formula online che consente di arrivare all’altro capo del mondo in un attimo. Una formula che attuiamo anche nelle altre società del Gruppo ove si guarda sempre all’innovazione preservandone però la tradizione”.
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