A Trieste torna la linea Msc con il Far East ma si allontana il Nord America
Vado Gateway perde il serviizo con il West Africa e il sindacato Fiot Cisl lancia un allarme
Il Trieste Marine Terminal torna a essere collegato direttamente in import/export con l’Estremo Oriente mentre perde il servizio Dragon che avrebbe garantito l’accesso diretto in export al Nord America.
Una riorganizzazione delle linee appena varata dal colosso armatoriale svizzero prevede infatti che il porto giuliano venga servito con navi da circa 9.000 Teu dalla linea Phoenix che, circumnavigando l’Africa, prevede scali nei porti di Busan, Ningbo, Shanghai, Shekou, Singapore, Haifa, Iskenderun, Trieste, Koper, Rijeka, Aliaga, per poi rientrare via Singapore verso l’Asia. La prima nave inserita nella rotazione, la portacontainer Msc Mumbai VIII da 8.814 Teu è salpata ieri, 25 marzo, dal porto di Busan in Sud Corea ed è attualnente in navigazione verso Ningbo e a Trieste arriverà a maggio. A questo rinnovato servizio, che già veniva operato in passato nell’ambio dell’alleanza 2M con maersk, sono state assegnate cinque navi con capacità compresa tra 8.100 e 9.800 Teu.
Il porto giuliano al contempo perde però il servizio Dragon (operato con navi da 19.000 Teu) che mette direttamente in collegamento Estremo Oriente e Nord America transitando per il Mediterraneo; i porti dell’Adriatico saranno però comunque inseriti in questo trade attraverso servizi feeder che ruotano attorno all’hub di Gioia Tauro.
Nei primi due mesi del 2026 il Trieste Marine terminal ha movimentato 94.826 Teu (-27,11% rispetto al primo bimestre 2025); gennaio ha visto l’imbarco e sbarco di 51.423 teu (-31,9%) e febbraio di 43.403 Teu (-20,48%).
In Tirreno è stato invece lanciato un segnale d’allarme sul terminal container Vado Gateway dal sindacato Fit Cisl. “Siamo preoccupati. Vado Gateway ha comunicato alle organizzazioni sindacali di aver perso il servizio West Africa, quello che garantiva almeno 4.500 container a settimana” si legge in una nota. “Si tratta, in sostanza, di quasi il 50% del totale dei traffici del terminal. Una notizia che, inevitabilmente, solleva dubbi e timori sul futuro dell’attività portuale e sui riflessi occupazionali che potrebbe generare” afferma Danilo Causa, responsabile del presidio territoriale Fit Cisl Savona. “È una situazione che potrebbe avere ricadute anche sul personale, in particolare sui lavoratori a tempo determinato il cui contratto è in scadenza”. Per questo motivo, prosegue Causa, “abbiamo subito richiesto un incontro urgente per capire quali potrebbero essere le dinamiche future e valutare eventuali misure di tutela”. Il sindacalista sottolinea come, di fronte a scelte aziendali diverse, non sia possibile accettare la perdita di posti di lavoro: “Non possiamo permetterci di sacrificare alcuna posizione, perché tutelare l’occupazione rappresenta una priorità non solo per il terminal, ma per tutto il territorio savonese”.
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