Lo shipping internazionale si mostra cauto sulla tregua fra Iran e Stati Uniti
Accoglienza positiva per l’accordo preliminare ma, a partire da Hormuz, per il ritorno alla normalità tutti concordano che occorrerà più tempo
L’accordo annunciato da Stati Uniti e Iran per mettere fine alle ostilità nello Stretto di Hormuz è stato accolto positivamente dal mondo dello shipping, ma armatori e organizzazioni marittime avvertono che il ritorno alla normalità sarà tutt’altro che immediato. Nonostante l’intesa preveda la cessazione del conflitto, la revoca del blocco dei porti iraniani e la riapertura del principale choke point energetico mondiale, restano infatti aperte numerose questioni operative e di sicurezza.
A confermarlo è stato il Joint Maritime Information Center, secondo cui il blocco navale statunitense dei porti iraniani resta in vigore fino alla prevista formalizzazione del cessate il fuoco il 19 giugno. Il livello di minaccia nell’area continua inoltre a essere classificato come “severo” e le navi sono state invitate a non tentare l’attraversamento senza autorizzazioni esplicite.
Tra le associazioni più prudenti figura Bimco. Jakob Larsen, Chief Safety & Security Officer dell’organizzazione armatoriale, ha spiegato che le dichiarazioni provenienti da Washington e Teheran sono ancora troppo vaghe su aspetti fondamentali come tempi, corridoi sicuri e procedure di transito. Per questo, secondo Bimco, la situazione resta altamente volatile e sarebbe prematuro riprendere immediatamente la navigazione regolare attraverso lo stretto.
Larsen ritiene necessario definire un quadro internazionale coordinato che disciplini la ripresa dei traffici, con rotte sicure, sistemi di separazione del traffico, protezione navale, obblighi di reporting e piani di risposta alle emergenze. Una delle principali preoccupazioni riguarda inoltre l’eventuale presenza di mine navali. Prima di un ritorno alla normalità dovranno essere identificati e certificati corridoi sicuri e dovranno arrivare garanzie credibili da entrambe le parti coinvolte nel conflitto.
Sul piano operativo il problema è altrettanto rilevante. Secondo Niels Rasmussen, Chief Shipping Analyst di Bimco, circa 600 navi risultano ancora all’interno del Golfo Persico, comprese circa 250 petroliere. Anche in caso di rapida stabilizzazione della situazione politica saranno necessarie diverse settimane per smaltire l’arretrato e riportare i flussi a livelli normali.
Le criticità erano già state evidenziate nelle linee guida pubblicate a maggio da Bimco, Intertanko, International Chamber of Shipping e altre associazioni del settore. Il documento segnalava il rischio che la riapertura dello stretto provocasse un forte congestionamento dovuto alla contemporanea movimentazione di centinaia di navi. A ciò si aggiungono ulteriori rischi, tra cui interferenze Gps, spoofing dei segnali Ais e possibili residuati bellici.
Anche l’Ics ha accolto favorevolmente l’accordo, ponendo però l’attenzione sulle conseguenze umane della crisi. Il segretario generale Thomas Kazakos ha ricordato che circa 20.000 marittimi sono rimasti coinvolti nel conflitto e che almeno 500 navi devono ancora lasciare la regione. Per questo motivo ha chiesto un coordinamento stretto tra governi, industria e Organizzazione Marittima Internazionale.
L’associazione armatoriale ha inoltre ribadito che il principio della libertà di navigazione deve essere pienamente ripristinato, senza l’introduzione di pedaggi o altri meccanismi autorizzativi per l’attraversamento dello stretto. Una posizione in linea con quella espressa nei mesi scorsi dall’Imo, che aveva definito tali ipotesi contrarie ai principi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.
L’agenzia marittima dell’Onu ha accolto l’intesa definendola “un ritorno cruciale alla pace, al dialogo e alla diplomazia”. Il segretario generale Arsenio Dominguez ha spiegato che l’accordo consentirà di avviare il piano predisposto per evacuare migliaia di marittimi bloccati nell’area. Secondo i dati dell’Imo, dall’inizio del conflitto il 28 febbraio sono stati registrati almeno 46 attacchi contro il naviglio commerciale internazionale, con 14 marittimi che hanno perso la vita.
Anche l’International Transport Workers’ Federation ha accolto positivamente la svolta diplomatica, ma ha sottolineato che una firma non sarà sufficiente a riportare immediatamente la situazione alla normalità. Il sindacato internazionale dei trasporti chiede garanzie verificabili per la sicurezza di navi ed equipaggi e ritiene che, tra traffico arretrato, cambi equipaggio e affaticamento del personale, il pieno recupero delle operazioni possa richiedere settimane o addirittura mesi.
Per il settore marittimo, dunque, la questione non è più se Hormuz riaprirà, ma come e con quali garanzie. Mine, sicurezza e gestione del traffico restano i principali nodi da sciogliere prima di un effettivo ritorno alla normalità lungo una delle rotte energetiche più importanti del mondo.
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