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Rinnovata l’area Seca e primi step verso idrogeno e ammoniaca al porto di Civitavecchia

E’ stato rinnovato questa mattina presso la sede della Capitaneria di Porto il Civitavecchia Blue Agreement, ovvero l’accordo che era stato siglato già due anni fa per attenuare gli effetti del fumo prodotto dalle navi presenti nello scalo. Il primo accordo tra l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, la Capitaneria di Porto, […]

di Nicola Capuzzo
29 Ottobre 2020
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E’ stato rinnovato questa mattina presso la sede della Capitaneria di Porto il Civitavecchia Blue Agreement, ovvero l’accordo che era stato siglato già due anni fa per attenuare gli effetti del fumo prodotto dalle navi presenti nello scalo. Il primo accordo tra l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, la Capitaneria di Porto, il Comune di Civitavecchia e le compagnie di navigazione operanti presso lo scalo marittimo locale era stato, infatti, sottoscritto nell’estate 2018 a seguito di una proficua collaborazione interistituzionale con l’obiettivo di tutelare l’ambiente marino e costiero oltre che per contenere i livelli d’inquinamento atmosferico nelle aree urbane, dovuti alle emissioni provenienti dalle navi.

Secondo quanto reso noto dalla stessa port authority laziale nel documento nuovamente sottoscritto le novità più rilevanti sono rappresentate dalla firma di tutte le compagnie crocieristiche che, al pari degli armatori delle linee passeggeri e traghetti, si impegnano ad assicurare emissioni associate all’uso di combustibili aventi un tenore di zolfo inferiore allo 0,1% creando – di fatto – una vasta area Seca (Sulfur Emission Control Area) di 15 miglia nautiche per le navi passeggeri firmatarie, nonché la creazione di un gruppo di lavoro che opererà in funzione dell’utilizzo di nuove tecnologie tendenti a ridurre gli effetti inquinanti. L’accordo produce i suoi effetti sia nelle operazioni di ormeggio che in navigazione, a una distanza non inferiore alle 15 miglia dalle ostruzioni portuali (unico caso tra i porti italiani) contribuendo così a ridurre l’impatto delle emissioni in atmosfera da parte delle unità navali in arrivo e partenza da Civitavecchia. “Si è data, in tal modo, una ulteriore e ancor più incisiva risposta alle richieste dei cittadini sebbene il porto abbia comunque mantenuto, negli ultimi anni, dei livelli di inquinamento dell’aria al di sotto dei limiti prescritti per legge e ciò anche grazie a un constante monitoraggio e alle azioni poste in essere dall’AdSP che sono state rappresentante nel Documento di Pianificazione Energetica e Ambientale del Sistema Portuale (Deasp)” si legge in una nota.

Soddisfazione per il rinnovo dell’accordo e per l’adesione di nuovi e importanti armatori è stata espressa dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Francesco Maria di Majo. “Con il Civitavecchia Blue Agreement rinnovato – ha detto – prosegue incessantemente il percorso dell’AdSP che punta alla graduale diminuzione dell’inquinamento prodotto dal traffico marittimo. Un percorso che si raggiunge anche portando avanti iniziative volontarie, come l’accordo appena firmato, che sottolineano l’attenzione degli armatori – che oggi ringrazio in particolar modo -, degli operatori e dell’intero cluster portuale nonché delle istituzioni interessate alla tutela dell’ambiente e all’utilizzo sempre più incisivo di fonti di energia rinnovabile. A tal fine, l’AdSP individuerà forme incentivanti a favore degli armatori”.

A tal proposito di Majo ha aggiunto: “Un’altra novità importante del nuovo accordo riguarda la costituzione di un Gruppo di lavoro interistituzionale al quale le compagnie di navigazione si impegnano ad aderire e teso a promuovere l’utilizzo di celle a combustibile (alimentate con idrogeno o ammoniaca) installate a bordo delle navi che andranno a scalare il nostro porto, al fine di promuovere la creazione presso lo scalo e le sue aree esterne della catena logistica necessaria ad azzerare anche le emissioni di gas clima alteranti associate ai traffici portuali. E questo a vantaggio non solo dell’ambiente nel quale viviamo, ma della nostra salute e, soprattutto, di quella delle generazioni future”.

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