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“Non conviene parlare di bilanci, meglio proiettarsi verso il futuro”

Confetra segue con attenzione i lavori in corso in Europa, in particolare sui temi dell’intermodalità e dell’Unione doganale

di Redazione SHIPPING ITALY
1 Gennaio 2024
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CARLO DE RUVO

[Questo contenuto rientra fra quelli pubblicati all’interno dell’inserto speciale “Un anno di SHIPPING in ITALY – Edizione 2023]

 

Contributo a cura di Carlo De Ruvo *

* presidente Confetra

 

In una fase come quella attuale, caratterizzata da una profonda crisi economico-sociale, non conviene tanto parlare di bilanci, ma riteniamo sia più giusto proiettarsi verso il futuro, affinché dalle difficoltà nascano nuove opportunità.

Confetra segue con attenzione i lavori in corso in Europa, in particolare sui temi dell’intermodalità e dell’Unione doganale. La Commissione europea ha finalmente pubblicato la proposta di modifica della direttiva sul trasporto intermodale, anche se, senza entrare nel merito dei suoi problematici contenuti, non possiamo non esprimere forti riserve sui tempi coi quali si è proceduto alla sua presentazione, che non lasciano margini sufficienti alla definitiva approvazione, entro la fine dell’attuale legislatura, di uno strumento strategico per favorire il trasferimento modale delle merci dalla strada al trasporto su rotaia, sulle vie navigabili e su quello marittimo a corto raggio.

Sulla riforma del Codice Doganale dell’Unione, attualmente in corso, riteniamo che i contenuti seguano sostanzialmente una direzione condivisibile di semplificazione delle procedure e di riduzione degli oneri per le imprese.

A livello nazionale Confetra sta seguendo diverse riforme avviate quest’anno, quali l’autonomia differenziata e la riforma portuale, ma anche temi più generali riguardanti la concorrenza nel comparto logistico.

La disciplina dell’autonomia desta forte preoccupazione nelle imprese di trasporto e logistica, poiché include, tra le materie oggetto del possibile trasferimento di competenze alle Regioni, anche infrastrutture, porti e aeroporti, con il rischio di una frammentazione del sistema e delle politiche di investimento e di regolazione.

Sulla riforma portuale sarebbero da evitare cambiamenti degli attuali assetti istituzionali delle ADSP, come ulteriori accorpamenti e privatizzazioni, ma puntare al rafforzamento della regia nazionale, già prevista dalla normativa vigente, ponendo grande attenzione sulla digitalizzazione della filiera logistica e la semplificazione burocratica, tenuto conto di quanto previsto dal PNRR.

Sulla concorrenza è necessario monitorare con più attenzione i processi di integrazione verticale e orizzontale nel trasporto e nella logistica, che sono certamente necessari per l’efficienza e la qualità dei servizi, ma possono incidere sensibilmente sugli equilibri competitivi tra imprese operanti nei singoli segmenti di attività e sul loro accesso ai relativi mercati dei servizi. Servono misure di regolazione economica preventiva dei mercati logistici e di trasparenza e di regolarità degli operatori, per evitare barriere, cartelli, comportamenti scorretti, inefficienze e rendite.

Una battaglia che Confetra porta avanti da tempo – e che ad oggi parzialmente si è risolta solo per l’autotrasporto merci – riguarda la competenza regolatoria dell’ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti), dalla quale vanno escluse anche tutte le attività di trasporto, movimentazione logistica e spedizione delle merci, liberalizzate e già regolate dal MIT e da altre Amministrazioni competenti. Ci auguriamo che nel 2024 si arrivi finalmente ad una positiva conclusione della vicenda.

Un altro tema che Confetra ha sempre posto al centro del dibattito è quello della formazione professionale, che in particolare nella logistica riveste un ruolo sempre più importante, anche in considerazione della oramai cronica carenza di figure professionali fondamentali, come ad esempio autisti, responsabili di magazzino e spedizionieri internazionali. Per incentivare la formazione e agevolare la ricerca di figure adeguate alle proprie necessità, bisognerebbe mettere maggiormente in contatto scuole e imprese: oggi è molto complicato far arrivare a un giovane informazioni sui fabbisogni occupazionali di tante figure professionali del trasporto e della logistica considerate, spesso a torto, poco attrattive, mentre un grande aiuto in tal senso potrebbe arrivare proprio dalle Scuole Professionali, dagli Istituti Tecnici e dagli Istituti Tecnici Superiori, nel prevedere anche queste specializzazioni nei loro orientamenti formativi e interessare i giovani a queste opportunità lavorative. Al riguardo il disegno di legge sull’istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale, attualmente all’esame parlamentare e che si collega alla più generale riforma degli istituti tecnici e professionali prevista dal PNRR, sembra andare nella giusta direzione.

Per quanto riguarda infine la grande sfida della sostenibilità, nel 2023 le imprese di trasporto e logistica hanno mostrato una maggiore attenzione verso la transizione ambientale nonostante, relativamente alle politiche e agli strumenti da adottare, siamo ancora lontani dall’avere un quadro di riferimento certo e stabile nel tempo rispetto a un cambiamento necessariamente impostato sul lungo periodo e con costi pubblici e privati rilevanti. Infatti, molte aziende, seppur interessate al tema, non sanno ancora esattamente come orientarsi sulla sostenibilità, mentre c’è l’esigenza di capire quali tecnologie utilizzare e quali costi dover sostenere. Le istituzioni dovrebbero cercare di rendere più chiaro il quadro, approfondire, su settori molto complessi come il trasporto e la logistica, gli elementi di base per poter procedere a una effettiva decarbonizzazione delle loro attività.

Come abbiamo sottolineato recentemente durante la nostra ultima Assemblea pubblica dedicata proprio alla sostenibilità, per andare verso la transizione verde della logistica bisognerebbe innanzitutto partire da un progetto nazionale di sperimentazione nei centri urbani e metropolitani di decarbonizzazione della distribuzione delle merci, dove la concentrazione di emissioni è più forte, ma le tecnologie per ridurle sono già disponibili. Tale iniziativa sarebbe certamente utile e propedeutica alla complessiva politica di transizione energetica.

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