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A Genova monta il caso Nuovo Borgo Terminal Container

L’azienda attiva al sesto modulo di Pra’, sfrattata per il cantiere della diga (nel frattempo spostato), non ha avuto riscontri all’alternativa proposta all’Adsp e s’appresta a licenziare 10 lavoratori

di Andrea Moizo
29 Gennaio 2025
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Nbtc – Nuovo Borgo Terminal Container

Sta precipitando la situazione di Nuovo Borgo Container Terminal, storica società che nel porto di Genova offre servizi di deposito e riparazione container.

Come raccontato da SHIPPING ITALY, la società facente capo a Salvatore Prato, che opera su due diverse porzioni nel bacino portuale di Pra’, dal 2022 sta fronteggiando lo ‘sfratto’ ricevuto dall’Autorità di sistema portuale per buona parte di quella collocata al VI Modulo, non ritirato nemmeno dopo che l’ente ha rinunciato a installarvi la fabbrica per realizzare i cassoni della nuova diga foranea (spostata a Vado Ligure), motivo del trasloco coatto di Nbtc.

Quest’ultima ha comunque restituito e sgomberato le aree richieste, ma, incassata una concessione ponte fino a ottobre 2025 per quelle residue, non ha mai ottenuto risposta dall’ente sull’istanza di 25 anni che la società aveva avanzato per un progetto di recupero degli spazi sottratti ed espansione mediante tombamento a proprie spese (12 milioni di euro).

Circostanza ritenuta inspiegabile da Prato, per almeno tre motivi: l’ente ha stralciato dall’appalto per la fascia di rispetto di Prà la realizzazione, sullo spigolo interno del sesto modulo, della cosiddetta piazza sul mare adducendo il fatto che Nbtc se n’era accollata la realizzazione come onere urbanistico. Inoltre, secondo informale comunicazione dell’Adsp, sarebbero venute meno le interferenze poste in un primo momento come ostacolo, senza dimenticare, da ultimo, il menzionato spostamento della fabbrica dei cassoni a Vado.

Con il conseguente sospetto che l’inerzia sull’istanza venticinquennale e l’apparente fermezza nel mantenere all’appaltatore della diga (Pergenova Breakwater) le aree revocate a Nbtc, malgrado ad oggi esso le (sotto)utilizzi come parcheggio, possano essere funzionali a tener viva la possibilità, qualora ce ne fosse bisogno, di portare in futuro al VI Modulo parte della fabbricazione dei cassoni. Sospetto avvalorato dal fatto che, a dispetto delle rassicurazioni pubbliche, come noto tale possibilità è stata mantenuta dall’Adsp anche dopo lo switch a Vado Ligure e confermata anche nell’ultima versione del progetto della diga. Tanto più che, eccepisce Nbtc, il mantenimento di almeno il terzo lotto sottrattole, 2.500 mq oggi adibiti da Pergenova a parcheggio, sarebbe soluzione ponte accettabile in attesa della pronuncia sul tombamento.

Invece l’incertezza ha portato Prato (che impiega quasi 50 persone) alla predisposizione, qualche settimana fa, di una decina di preavvisi di licenziamento, per il momento rimasti tali ma, stante l’inerzia della port authority, sempre più a rischio di concretizzarsi. “Abbiamo chiesto all’Adsp che all’azienda, che ha lavoro, venga offerta un’alternativa” ha spiegato Roberto Gulli di Uiltrasporti “o che, nell’impossibilità di ciò, si trovi qualche forma di compensazione per i lavoratori, magari coinvolgendo Pergenova. L’ente ci ha dato disponibilità, ma passate due settimane la situazione non s’è mossa, sicché a stretto giro saremo costretti a prendere iniziative”.

Fra esse, ha aggiunto Marco Gallo di Filt Cgil, “c’è quella di bloccare il terminal. Abbiamo ottenuto da Adsp quanto chiesto e cioè che si impegnassero a convocare azienda e Pergenova e a trovare una soluzione che scongiurasse i licenziamenti. Se questo non è avvenuto e non avverrà a brevissimo, non potremo che regolarci di conseguenza”.

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