Arrivate le regole per il cold ironing nei porti italiani
Il Mit individuerà gli “ambiti ottimali”, dopodiché le Adsp sceglieranno con gara i gestori degli impianti

Il quadro per l’erogazione della corrente elettrica alle navi ormeggiate nei porti italiani, cold ironing, è divenuto più chiaro con l’emanazione di un decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti emanato a fine gennaio (che trovate qui).
Il primo passaggio toccherà alla Direzione generale per i porti, la logistica e l’intermodalità del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che, in un tempo non stabilito dal decreto, dovrà individuare i cosiddetti “ambiti ottimali (cluster)”, cioè gli insiemi di porti di rilevanza regionale in cui la fornitura sarà appannaggio di un unico soggetto. Per ognuno di questi ambiti la Direzione individuerà l’Autorità di sistema portuale deputata all’affidamento al servizio. Nell’ipotesi in cui il cluster sia costituito da più di un’Autorità di sistema portuale, queste ultime possono regolare l’organizzazione dell’affidamento del servizio stipulando accordi di collaborazione.
Dopo questa suddivisione, l’Adsp di ogni cluster, organizzerà una gara per affidare in concessione (per un tempo e canoni non stabiliti dal decreto) gli impianti del cluster a un soggetto gestore che può essere un’impresa o un Rti costituito o costituendo che dimostri di possedere comprovata esperienza (secondo i parametri di diverse regolamentazioni comunitarie) nella gestione di infrastrutture energetiche complesse, reti di distribuzione elettrica, impianti di cold ironing ovvero stazioni di ricarica ad alta potenza ovvero stazioni di ricarica analoghe o simili.
Oltre che titolare di un servizio di interesse economico generale, il gestore sarà “un cliente finale” ai sensi delle norme che disciplinano i rapporti che egli dovrà tenere col gestore della rete pubblica o del sistema di distribuzione chiuso a cui l’infrastruttura di cold ironing è connessa. Esplicito l’obbligo per il gestore di presentare un piano economico finanziario basato su tariffe che gli consentano la copertura dei costi del servizio, compreso un margine di utile ragionevole tendente al costo medio ponderato del capitale investito.
Questo piano non deve tener conto delle agevolazioni previste dalla legge italiana (cioè gli sconti sulle componenti tariffarie a copertura degli oneri generali di sistema), che dovranno essere trasferite integralmente ai clienti armatori ovvero utilizzatori delle navi attraverso un articolato meccanismo di rendicontazione che coinvolgerà gestore, Adsp e la Csea – Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali. Un pacchetto che vale 570 milioni di euro fino al 2033, anche se il decreto precisa come dal primo gennaio 2030 tali agevolazioni non saranno più erogabili nei principali porti italiani.
Il decreto prevede poi che “nei porti di origine e destinazione delle rotte, l’Autorità di Sistema Portuale territorialmente competente può disciplinare un criterio di priorità per le navi che svolgono servizi di continuità territoriale con le isole maggiori e minori, nei limiti in cui tale agevolazione sia necessaria a garantire la puntualità del servizio”.
E che sulla base dei dati forniti dalle Autorità di Sistema Portuale, la Direzione generale del Mit annualmente provvederà “a confrontare il prezzo medio dei servizi di cold ironing su base nazionale con i costi dell’autoproduzione di energia a bordo valutando la necessità di procedere all’eventuale soppressione dell’agevolazione tariffaria di cui all’articolo 34-bis, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162 ovvero ad una sua riduzione, al fine di garantire la proporzionalità della misura di agevolazione rispetto agli obiettivi prefissati”.
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