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Mine e attacchi nello Stretto di Hormuz impediscono l’uscita delle navi dal Golfo Persico

Preoccupa anche la battaglia elettronica combattuta a colpi di interferenze e di segnali satellitari interrotti che mettono in pericolo la sicurezza della navigazione

di Nicola Capuzzo
11 Marzo 2026
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Messina nave – scorta marina Militare

Si complica giorno dopo giorno la “liberazione” delle navi attualmente ostaggio del conflitto in Medio Oriente perché rimaste bloccato all’interno del Golfo Persico e impossibilitate ad attraversare lo Stretto di Hormuz per il rischio di essere colpite da attacchi iraniani. Nelle ultime ore, secondo quanto riferito da fonti dell’intelligence americana, ci sarebbero indicazioni che l’Iran stia adottando misure per dispiegare mine in quel tratto di mare che misura circa 30 kilometri e attraverso il quale transitavano, prima dello scoppio del conflitto, almeno un centinaio di navi ogni giorno.

Le operazioni nello Stretto non avrebbero ancora raggiunto un’ampiezza rilevante, ma negli ultimi giorni sarebbero comunque state posizionate decine di mine. L’Iran, nonostante i raid americani contro la marina nemica, disporrebbe ancora dell’80-90% di piccole imbarcazioni e posamine: i mezzi utilizzabili dai pasdaran, che controllano lo Stretto, sono sufficienti per trasformare Hormuz in una trappola. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane nei giorni scorsi hanno annunciato che avrebbero attaccato ogni petroliera di passaggio.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato azioni durissime in caso di blocco prolungato della ‘via del petrolio’: “Se per qualsiasi motivo sono state posizionate delle mine e non vengono rimosse immediatamente, le conseguenze militari per l’Iran saranno a un livello mai visto prima. Se rimuovessero ciò che è stato posizionato, sarebbe un passo da gigante nella giusta direzione. Stiamo usando la stessa tecnologia e gli stessi missili impiegati contro i trafficanti di droga per eliminare in maniera permanente qualsiasi imbarcazioni che provi a minare lo Stretto. Ce ne occuperemo in maniera rapida e implacabile”.

Nelle ultime ore sono proseguiti gli attacchi iraniani alle navi. “Qualsiasi nave appartenga agli Stati Uniti, a Israele o trasporti petrolio di loro proprietà sarà un obiettivo legittimo delle forze armate iraniane nello Stretto di Hormuz” ha dichiarato dal quartier generale centrale iraniano di Khatamolanbia, il comando combattente unificato delle forze armate. “Non permettiamo nemmeno a un singolo litro di petrolio di passare attraverso lo Stretto di Hormuz” ha aggiunto.

All’interno del Golfo Persico si trova la nave di bandiera italiana Grande Torino, una car carrier di Grimaldi, così come la Msc Euribia di Msc Crociere (che batte bandiera maltese ma con molti italiani a bordo come membri d’equipaggio).

Lo Stretto di Hormuz rimane di fatto chiuso a quasi tutti i traffici, tranne quelli legati all’Iran o alla Cina. I movimenti in uscita dal Golfo Persico si sono limitati a un paio di navi portarinfuse, una petroliera, una portacontainer e una portarinfuse.

Attualmente risulta difficile disporre di un quadro chiaro e completo in tempo reale del traffico marittimo a causa delle interferenze del segnale e dei transponder disattivati; i dati di tracciamento delle navi mostrano infatti un gran numero di posizioni e velocità anomale dei cargo. Le navi che lasciano il Golfo Persico potrebbero iniziare a segnalare posizioni precise solo quando saranno ben lontane dall’area ad alto rischio e ciò significa che la posizione di molte navi potrebbe rimanere nascosta per poi riemergere sui dati satellitari diversi giorni dopo. Anche coloro che entrano nella zona di conflitto potrebbero tenere i transponder spenti. Di conseguenza il numero dei transiti rilevati potrebbe aumentare e non essere registrabile.

Le petroliere legate all’Iran spesso salpano dal Golfo Persico senza trasmettere segnale Ais fino a quando non raggiungono lo Stretto di Malacca, circa 10 giorni dopo aver attraversato Fujairah; altre navi potrebbero adottare tattiche simili e non comparire sugli schermi di tracciamento per molti giorni.

Nelle ultime ore un’altra portacontainer, la One Majesty operata in charter dalla compagnia di navigazione giapponese Ocean Network Express, è stata attaccata nello Stretto di Hormuz.

La Marina militare degli Stati Uniti sta rifiutando le richieste quasi quotidiane dal settore marittimo per ricevere scorte militari finalizzate ad attraverso lo Stretto di Hormuz con le navi.

Il rischio di attacchi è considerato troppo alto per ora e la ‘guerra elettronica’ combattuta a suon di interferenze per alterare le comunicazioni delle rotte e della posizione delle navi rischia di peggiorare ulteriormente la sicurezza della navigazione in Medio Oriente.

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