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Dati Assoporti 2021: le rinfuse in Italia pagano il rallentamento industriale pandemico

Male le liquide, anche se con qualche eccezione, meglio le solide, sulla cui movimentazione alcuni porti adriatici registrano crescite interessanti

di Nicola Capuzzo
15 Marzo 2022
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Negrini benna rinfuse

L’industria italiana va a rilento e malgrado la ripresa registrata rispetto al primo anno pandemico, il risultato conseguito nel 2021 resta lontano da quello del 2019: un andamento che ora i dati ufficiali sulla portualità raccolti da Assoporti riflettono plasticamente.

Nel 2021, infatti, si sono movimentate più rinfuse liquide (163,8 milioni di tonnellate movimentate) e solide (56,8 milioni) rispetto al 2020 (+4,4% e +15,2%), ma i valori totali sono ancora lontani da quelli prepandemici (rispettivamente -10,4% e -4,8%).

La crisi è più acuta nel nordovest. I sistemi portuali capofila del comparto dei liquidi in quest’area, Genova e Livorno, chiudono rispettivamente con il -13,6% e il -18,6%. Meno netto il trend al sud: Augusta addirittura registra un +0,6% rispetto al 2019, Milazzo segna un -14,8% e i porti sardi un -7,7%. In Adriatico recupera sul 2019 Taranto (-2%), tiene Ravenna (+0,1%), perde molto Ancona Falconara (-16%), mentre Venezia langue ma sopra la media nazionale (-6,6%). Discorso a se quello di Trieste, che serve il mercato tedesco e chiude con -13,7%, un risultato ‘pesante’ più che altro per le statistiche, dato che si tratta del primo porto petrolifero d’Italia e, rispetto al prepandemia, mancano oltre 6 milioni di tonnellate.

Come visto, il divario col prepandemia è meno marcato nelle rinfuse solide. Anche qui nel raffronto col 2019 degli scali più interessati dalla merceologia, male o molto male il Tirreno settentrionale (la Liguria occidentale perde l’11,2%, Livorno/Piombino il 33,8%), mentre i porti laziali crescono dell’8,6% superando i 3,1 milioni di tonnellate. Crescono del 7,9% anche i porti sardi, mentre in Adriatico si registrano il crollo di Bari/Brindisi (-15,2% da 6 a 5,1 milioni di tonnellate), la ripresa ‘siderurgica’ di Taranto (+6,5%, 9,7 milioni di tonnellate), la tenuta più che positiva di Ravenna (+1,2%, 11,3 milioni di tonnellate) e Venezia (+2,4%, 7,2 milioni di tonnellate), con il mar Adriatico orientale a segnare una caduta fuori scala (-35,2%), legata più alla chiusura della Ferriera di Servola (Trieste è passata da 1,7 a 570mila tonnellate) che alla difficoltà di Monfalcone (da 2,9 a 2,4 milioni di tonnellate).

LEGGI le statistiche dei porti italiani sul sito di Assoporti

A.M.

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