Trump introdurrà una tassa su tutte le navi straniere che approderanno in Usa
Il Maritime Action Plan finalizzato al rilancio della cantieristica navale: “Fondamentale per la sicurezza nazionale ed economica”

“Grazie alla leadership e alla visione del presidente Donald J. Trump, gli Stati Uniti si stanno muovendo con decisione verso una nuova età dell’oro marittima, espandendo la capacità di costruzione navale commerciale, creando una forza lavoro resiliente e rafforzando alleanze che promuovono sia la prosperità economica della nostra nazione sia la sua sicurezza nazionale”.
Inizia con queste parole l’annuncio della Casa Bianca a proposito di quello che viene definito il nuovo Maritime Action Plan americano, un piano volto a introdurre una nuova tassa sulle navi provenienti da e costruite in qualsiasi nazione che approdano nei porti statunitensi. Il piano elenca varie misure per rilanciare l’industria navalmeccanica nazionale e spiega genericamente che saranno finanziate con l’introduzione di incentivi fiscali ed economici e tramite strumenti finanziari. Tra questi ultimi c’è “il Maritime Security Trust Fund (Mstf), la cui istituzione ha l’obiettivo di generare “un flusso di finanziamenti dedicato e obbligatorio a sostegno di programmi volti a rafforzare l’industria marittima e la marina mercantile statunitensi. Attraverso determinati specifici ricavi l’Mstf garantirebbe investimenti costanti e a lungo termine nella capacità cantieristica, nell’espansione della flotta e nella forza lavoro marittima americana”.
L’imposta verrà calcolata “in base al peso del tonnellaggio importato in arrivo sulla nave”. Si precisa inoltre che “una tassa di un centesimo per chilogrammo sulle navi costruite all’estero genererebbe circa 66 miliardi di dollari di entrate in dieci anni, mentre una tassa di 25 centesimi per chilogrammo genererebbe quasi 1.500 miliardi di dollari di entrate, che potrebbero essere utilizzate per il Maritime Security Trust Fund. Dato che le navi costruite all’estero beneficiano dell’accesso al mercato statunitense questa politica garantisce che contribuiscano alla rivitalizzazione a lungo termine delle capacità marittime americane”.
Nell’annuncio del governo Trump si legge che “per decenni la posizione strategica e la capacità industriale della cantieristica navale del Paese si sono indebolite a causa della mancanza di un focus strategico, di complesse procedure di appalto governative e della mancanza di supporto strategico per la costruzione di navi commerciali nei cantieri navali nazionali. Si è inoltre assistito a un degrado degli investimenti finanziari federali nella Maritime Industrial Base (Mib), che, unito alla scarsità di investimenti privati nella stessa Mib e a inutili oneri normativi, ha rallentato la costruzione di navi e altre infrastrutture critiche, aumentando al contempo i costi e disincentivando l’operatività delle navi battenti bandiera statunitense”.
La capacità cantieristica americana si è esaurita, mentre i concorrenti strategici hanno ampliato e consolidato la loro quota di mercato. Meno dell’1% delle nuove navi commerciali viene costruito negli Stati Uniti. Con soli 66 cantieri navali totali, di cui otto cantieri attivi, 11 cantieri con posizioni di costruzione, 22 cantieri di riparazione con bacino di carenaggio e 25 cantieri di riparazione di superficie, gli Stati Uniti non hanno la capacità necessaria per espandere l’industria cantieristica nazionale al ritmo richiesto per soddisfare le priorità nazionali.
La Casa Bianca sottolinea che “nel frattempo i concorrenti strategici dominano il mercato e costruiscono navi a una frazione del costo di produzione statunitense. Questo status quo pone notevoli problemi di sicurezza e dipendenza dalla catena di approvvigionamento. Un settore cantieristico nazionale autosufficiente è fondamentale per la sicurezza nazionale ed economica. Gli Stati Uniti non possono permettersi che il loro commercio da e per i mercati esteri sia trasportato quasi interamente su navi costruite, con equipaggio e battenti bandiera straniera, né che il Mib non sia in grado di costruire e mantenere le navi di cui gli Stati Uniti hanno bisogno per difendere gli interessi americani in alto mare”.
L’amministrazione Trump intende dunque ricostituire una flotta nazionale e in questo contesto il 9 aprile dello scorso anno il presidente Trump ha firmato l’Executive Order 14269 intitolato “Ripristinare il dominio marittimo americano ” nel quale è prevista l’elaborazione di un Maritime Action Plan (Map). Questo documento fondamentale, basato non solo sugli imperativi nazionali ma anche sulle realtà internazionali, delinea misure mirate a ringiovanire il Maritime Industrial Base. Il Maritime Action Plan “traccia una rotta per rivendicare la forza marittima americana, garantendo alla nazione la possibilità di difendere i propri interessi e di gestire i propri traffici”.
Per realizzare questa visione non bastano gli investimenti: “Il Map richiede politiche che modernizzino i processi di appalto pubblico e semplifichino la regolamentazione per accelerare la costruzione navale e ridurre i costi. Snellendo i processi normativi, rafforzando il coordinamento interagenzia e garantendo finanziamenti e una domanda affidabili a lungo termine per navi, cantieri navali e marinai costruiti negli Stati Uniti, l’America ricostruirà la propria forza marittima con la rapidità e la portata necessarie per affrontare le sfide odierne e future”.
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