“Lavoro portuale, il grande assente della riforma”
Formazione, contrasto dell’invecchiamento, tutela del modello imperniato sull’articolo 17: Filt Cgil e cluster chiamano, Rixi rinvia al Parlamento (e svicola sul contenzioso Adsp-Art)

Genova – “Occorre riaffermare la centralità del lavoro portuale e del pool di manodopera articolo 17 anche di fronte all’avanzare dei cambiamenti che stanno interessando il settore. E occorre farlo con un tavolo di discussione che prescinda dalla riforma del settore”.
Nell’incipit dell’intervento di Stefano Malorgio, segretario generale della Filt Cgil, è condensato il messaggio arrivato dal convegno che la Federazione italiana lavoratori dei trasporti ha organizzato a Genova per ribadire l’importanza del vigente modello di organizzazione del lavoro portuale. Un messaggio largamente condiviso, come condivisa è l’esigenza di affinare tale modello e applicarlo in pieno.
Per Antonio Benvenuti, il console della Culmv, l’articolo 17 del porto di Genova, è ad esempio fondamentale che il comma 15bis – il meccanismo che consente alle Autorità di sistema portuale di sostenere i fornitori di manodopera temporanea devolvendo loro una quota delle tasse portuali – “sia applicato a tutte le compagnie, uniformemente, perché tutte le compagnie fronteggiano esigenze di formazione o copertura di chi è divenuto inabile al lavoro in banchina”. A fargli eco il ‘collega’ ravennate Luca Grilli, anche presidente Ancip: “Sull’applicazione omogenea del 15-bis dovrebbe supervisionare il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Per come funziona oggi, si rischia di legare l’esercizio di alcuni diritti ai numeri di un porto”.
Appello esplicitamente condiviso dal fronte padronale: “Aggiungo che al 15-bis occorre affiancare, tanto nell’interesse dei lavoratori che in quello delle imprese, specifici strumenti volti a contrastare il progressivo invecchiamento dei portuali” ha sottolineato Alessandro Ferrari (Assiterminal). Su analoga linea Agostino Gallozzi (Assologistica) – “Il modello esistente ha dimostrato di funzionare, ma occorre potenziarlo sul fronte della formazione continua e trasversale dei lavoratori” – e Francesco Beltrano (Uniport): “Bisogna chiudere sul fondo per i prepensionamenti e sul lavoro usurante, a prescindere dalla riforma”.
‘Promosso’ l’esistente, seppur bisognoso di ritocchi (da menzionare anche il richiamo di Benvenuti a “una piena implementazione dello strumento del Pop – Piano organico porto, introdotto dall’ultima riforma del 2016 e applicato dai porti italiani solo parzialmente e in modi difformi, quando invece occorrerebbe una regia del Mit”), a restare in sospeso è la domanda retorica di Grilli: “Che riforma è una riforma che non parla di lavoro?”.
“Abbiamo scelto di procedere con un Ddl – aveva spiegato poco prima al riguardo il viceministro Edoardo Rixi – perché riteniamo che debba essere il Parlamento a cercare la massima condivisione su norme volte allo svecchiamento della forza lavoro e alla promozione di una formazione continua sempre più decisiva in tempi di grandi cambiamenti tecnologici. A conferma della fiducia nel modello basato sulle compagnie, la cui solidità economico-finanziaria deve però essere puntellata con strumenti strutturali e non dipendere solo dai volumi di traffico: contiamo sul dibattito parlamentare”.
Inevitabile, a margine e in conclusione, una domanda sul posizionamento del Mit nel contenzioso fra Adsp e Autorità di regolazione dei trasporti: “Né con l’una né con le altre. Siamo per la legge, per il rispetto della legge. C’è un conflitto, vedremo chi ha ragione. Noi siamo per concessioni omogenee sul territorio nazionale, sottoposte a criteri di trasparenza. Ovviamente le Adsp si vogliono tutelare su alcune modifiche. Noi ci costituiamo sempre per l’interesse pubblico”.
Che parrebbe quindi rappresentato in questo caso da Art, dato che il Mit s’è costituito col Garante: “Le cose le vedrei alla fine, sono rispettoso dei giudici e aspetto quindi che ci sia un giudizio per dare una opinione” ha chiuso Rixi.
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