Luigi Negri: “Aponte incredibile. Sono andato a Ginevra a proporgli navi per le isole”
Dal patron di Finsea parole di grande stima nei confronti dell’esperto armatore di origini sorrentine: “Lavora sempre e ancora oggi si diverte”

Dopo Maurizio Aponte e Nicola Coccia, un altro grande protagonista dello shipping italiano affida a SHIPPING ITALY alcuni ricordi e aneddoti del rapporto professionale intrattenuto fino ad oggi con Gianluigi Aponte, il fondatore del Gruppo Msc che ha appena ceduto ai figli la proprietà di un’azienda la cui flotta ha raggiunto la soglia delle mille unità. Luigi Negri, presidente di Finsea, in passato ha avuto diverse occasioni di fare affari e di essere anche socio di Aponte, in particolare nell’operazione relativa al futuro terminal container sorto su calata Bettolo nel porto di Genova. Ancora recentemente fra i due è passata di mano un piccola quota azonaria in Slam.
Dott. Negri che effetto le ha fatto leggere la notizia che Gianluigi Aponte ha ceduto la proprietà di Msc ai figli Diego e Alexa?
“Guardi, se ci penso sembra quasi un film. Io me lo ricordo molto bene quando negli anni ‘70, inizialmente con navi piccole, la prima comprata di seconda mano, lui andava a cercare le cosiddette nicchie di mercato; ha cominciato a servire l’East Africa, il Mediterraneo, fino ad arrivare al Sud Africa e poi è cresciuto e piano piano è diventato quello che è diventato. Io ho cominciato ad avere contatti personali con lui in occasione di Calata Bettolo dove insieme ci siamo messi a studiare come uscire da quel pasticcio che aveva organizzato l’Autorità portuale e così ho cominciato a conoscere quest’uomo incredibile, straordinario.”
In cosa straordinario?
“Lui lavorava sempre. Sa cosa vuol dire sempre? Vuole dire sempre. Il suo grandissimo segreto è che lui si divertiva e secondo me si diverte ancora, perché quel dire che ‘rimarrà come presidente esecutivo’ significa molte cose… Con il figlio Diego e la figlia Alexa, che si è sempre occupata di finanza e di amministrazione, Msc è veramente un’azienda famigliare ma se lei pensa al colosso che è diventato risulta qualcosa di incredibile.”
L’ultima volta che ha avuto modo di sentirlo o di vederlo quando è stato?
“Come noto noi siamo soci di minoranza di Genova Industrie Navali e tre anni fa avevo un’idea come cantiere di fare delle navi piccole per servire le isole minori. Allora tre anni fa, visti i buoni contatti sempre intrattenuti con lui, avevo chiesto un appuntamento che lui mi ha dato. Per parlare di questa ‘fesseria’, perché per lui era sicuramente una fesseria, era presente lui in prima persona a Ginevra. Perché lavora sempre, gli piace e poi si diverte. Rincontrarlo tre anni fa mi ha fatto molto piacere perché era già Gianluigi Aponte il più forte del mondo.”
Evidentemente sono caratteristiche distintive di chi arriva a certi livelli…
“Io un uomo che lavorasse con tanta intensità, con tanta lucidità, con tanta capacità imprenditoriale e con tanto coraggio non l’ho mai conosciuto nella mia vita e fino ad oggi ho vissuto 83 anni. Bisogna dire la verità: ci vuole anche tanto coraggio per fare tutto quello che ha fatto lui. Io non ho fatto grandi cose, in realtà sono peanuts in confronto a quello che ha trattato lui, però ne ho conosciuta di gente grande, anche di striscio molta gente importante, ma come lui c’è solo lui.”
Alla fine queste navi però non le avete costruite?
“No, perché lui voleva un altro tipo di navi che noi non potevamo fare, perché per fare quelle che avevamo proposto avevamo ricevuto aiuti statali, per altre no. Quindi non ci siamo trovati sulla stessa linea ma lui ci aveva detto di andare avanti, noi invece avanti non ci siamo andati perché non abbiamo trovato nessuno interessato.”
Ne parla a tutti gli effetti come un esempio da seguire…
“Il detto che le generazioni si deteriorano non credo vada bene per questa famiglia, perché quando hai un esempio di quel tipo difficilmente puoi crescere male.”
È vero che Aponte partecipava personalmente anche alle riunioni operative per il futuro terminal Bettolo analizzando di persona dettagli minimali come le bitte?
“Assolutamente sì, sul tipo di gru da utilizzare, su qualsiasi cosa. In una delle ultime riunioni che abbiamo avuto io sono arrivato quando il meeting era già iniziato, stavamo discutendo e lui non c’era e parlavamo di alcuni aspetti. A un certo punto è arrivato lui, inaspettatamente, e in tre parole ci ha fatto capire quelle che erano le situazioni e le difficoltà che avremmo dovuto affrontare.
Credo comunque che, finché vivrà, l’ultima parola all’interno dell’azienda sarà la sua. Non ho dubbi.”
Anche nel Gruppo Finsea vale lo stesso?
“Io sono un po’ come questo signore di cui stiamo parlando, piccolino al confronto, ma un’ultima parola ce la devo mettere sempre. È una malattia.”
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