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Dcs Tramaco spiega le criticità in atto per le spedizioni in container reefer

Riccardo Martini, amministratore delegato di Dcs Tramaco, in un’intervista al Corriere Ortofrutticolo, spiega alcune delle criticità con cui deve fare i conti chi in questo momento deve importare ed esportare dall’Italia prodotti deperibili trasportato in container reefer. “Tutti i porti italiani e tutta la catena logistica a loro collegata sono pienamente operativi, grazie ai lavoratori che stanno […]

di Nicola Capuzzo
23 Marzo 2020
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Riccardo Martini, amministratore delegato di Dcs Tramaco, in un’intervista al Corriere Ortofrutticolo, spiega alcune delle criticità con cui deve fare i conti chi in questo momento deve importare ed esportare dall’Italia prodotti deperibili trasportato in container reefer.

“Tutti i porti italiani e tutta la catena logistica a loro collegata sono pienamente operativi, grazie ai lavoratori che stanno dando prova di grande senso del dovere e altrettanto grande spirito di sacrificio” premette Martini. Che poi menziona alcune comprensibili criticità definendole “difficoltà e talvolta inevitabili ritardi dovuti alle necessarie misure a tutela della salute. Anche gli uffici di controllo come Dogana, Sanità Marittima, Fito e Agecontrol lavorano a pieno ritmo”.

A proposito dell’export di ortofrutta dall’Italia il numero uno di Dcs Tramaco spiega: “Si conferma la prevista carenza di container reefer vuoti, dovuta sia alla forte richiesta di Centro e Sud America (mercati più appetibili dei nostri per le compagnie di navigazione perché pagano noli molto più alti rispetto a noi), sia per il mancato rientro dei container bloccati nei porti cinesi. Dei 27 mila reefer-container di qualche settimana fa, sono ancora 18 mila quelli fermi nei terminal. L’effetto economico negativo per i nostri produttori è dunque duplice: da una parte le compagnie hanno introdotto un peak season surcharge di centinaia di dollari per coprire il riposizionamento dei vuoti, dall’altra gli esportatori sono spesso costretti ad andare non nel porto più vicino, ma in quello dove ancora si trovano i vuoti, con ovvi extra costi di trasporto. Ci sono però anche segnali positivi: alcune compagnie hanno tolto il surcharge (sovrapprezzo) per i porti cinesi, perché la loro operatività si sta normalizzando”.

A proposito invece dei carichi in import verso l’Italia lo spedizioniere specialista nella logistica di ortofrutta racconta che “c’è stato un iniziale momento di panico da parte dei fornitori esteri, dovuto a notizie fuorvianti dei loro media, che parlavano di un Paese completamente chiuso a ogni attività, per cui molti ordini sono stati annullati. Abbiamo quindi cominciato a bombardarli con comunicati stampa e dispositivi del Mit, delle Autorità Portuali, di Assoporti, ecc. che confermavano come i porti e la catena logistica italiana fossero pienamente operativi e i valichi di frontiera aperti per le merci in transito per Europa. Questo ha ridato in parte fiducia agli esportatori esteri, che hanno ricominciato a spedire, pur con volumi ridotti rispetto alle aspettative ante crisi”.

Leggi l’intervista completa sul Corriere Ortofrutticolo

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