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Omologato dal tribunale il concordato preventivo di Cmc Ravenna

Il tribunale di Ravenna ha omologato il concordato in continuità di costruzioni Cmc (Cooperativa Muratori e Cementisti) di Ravenna, uno delle società di costruzioni italiane specializzata anche in opere portuali e marittime. Lo ha reso noto la stessa società in una nota. L’assemblea degli obbligazionisti aveva approvato il piano concordatario nel marzo scorso e il 22 aprile i creditori avevano […]

di Nicola Capuzzo
3 Giugno 2020
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Il tribunale di Ravenna ha omologato il concordato in continuità di costruzioni Cmc (Cooperativa Muratori e Cementisti) di Ravenna, uno delle società di costruzioni italiane specializzata anche in opere portuali e marittime. Lo ha reso noto la stessa società in una nota.

L’assemblea degli obbligazionisti aveva approvato il piano concordatario nel marzo scorso e il 22 aprile i creditori avevano a loro volta dato il via libera alla proposta concordataria presentata dalla cooperativa, con il 78,15% dei voti a favore.

Il presidente Alfredo Fioretti ha così commentato: “Si tratta di un risultato straordinario quanto estremamente rilevante al quale hanno contribuito tutti i soci e dipendenti della società che non hanno mai fatto mancare il proprio supporto e ai quali va il mio primo ringraziamento”.

L’amministratore delegato Davide Mereghetti ha aggiunto: “La stragrande maggioranza dei creditori ha dato fiducia al piano di ristrutturazione, votandolo favorevolmente in adunanza. L’esecuzione del piano è solo la parte iniziale del prossimo futuro di questa società, il suo rilancio e la realizzazione delle opere strategiche del nostro Paese in primis e all’estero sono la vera sfida su cui ci concentreremo”. Il direttore generale Paolo Porcelli  a sua volta ha affermato: “Guardiamo ora al futuro con ottimismo, fatto di grandi opere in Italia e nel mondo sempre eseguite con la qualità e l’affidabilità che ci ha sempre contraddistinto”.

La testata specializzata BeBeez ricorda che Cmc, in tensione finanziaria come tante altre aziende del settore dell’edilizia, aveva presentato a dicembre 2018 la domanda di ammissione al concordato in bianco e all’epoca i suoi bond quotati alla Borsa del Lussemburgo erano scesi sotto gli 8 centesimi. Nel dettaglio si tratta del bond da 325 milioni di euro a scadenza 15 febbraio 2023 e cedola 6%, che era stato emesso nel novembre 2017 per rimborsare in anticipo il bond da 300 milioni a cedola 7,5% in scadenza nel 2021; e del bond da 250 milioni a scadenza 1° agosto 2022 e cedola 6,875%. Le negoziazioni dei due bond erano poi state sospese nel dicembre 2018.

La società è gravata da un debito totale di 2 miliardi di euro, di cui 575 milioni di euro legati ai due bond, sottoscritti tra gli altri anche da Credit Agricole, Algebris, Ubs, Mediolanum, Vontobel, Julius Baer e Alliance Bernstein. La restante parte dell’esposizione invece riguarda una revolving credit facility di Unicredit e Bnl Bnp Paribas tra 160 e 165 milioni, che serviva da backup ai due bond e ulteriori 100-150 milioni di euro di crediti verso le banche. 

L’azienda aveva depositato al Tribunale di Ravenna l’8 aprile 2019 il piano e la proposta di concordato. Il piano presentato dalla società prevedeva la continuità aziendale della cooperativa e la soddisfazione integrale dei creditori in pre-deduzione, di quelli privilegiati e dei fornitori strategici, ma anche la soddisfazione parziale e non monetaria degli altri creditori chirografari, con l’attribuzione appunto di strumenti finanziati partecipativi. La società era stata ammessa al concordato preventivo nel giugno 2019.

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