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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Assemblea Fedepiloti: le critiche di armatori e porti sulle tariffe di pilotaggio in Italia



L’interesse e la funzione pubblica di sicurezza del pilotaggio non è messa in discussione ma le tariffe e l’organizzazione del servizio vanno riviste. È questa, in estrema sintesi, la posizione (unitaria) espressa dall’armamento e anche dalla portualità in occasione della 73ma assemblea di Fedepiloti andata in scena via web dopo essere stata rimandata a causa dell’emergenza Covid.

Durante la sua relazione introduttiva il com.te Francesco Bandiera, presidente uscente della Federazione Italiana Piloti dei Porti, ha sottolineato ancora una volta che il pilotaggio “deve rimanere pubblico” e che “non possa essere lasciato in balia di interessi privati di chicchesìa”. Va ricordato che il meccanismo di adeguamento automatico delle tariffe di pilotaggio nei porti italiani è bloccato da inizio 2019 quando, per effetto dell’opposizione presentata prima di Assarmatori e poi da Confitarma, il Ministero dei trasporti ha preferito mettere la materia in stand-by e percorrere la strada del confronto fra tutte le parti in causa: vale a dire associazioni di piloti, armatori, agenti marittimi e porti. Esattamente i soggetti che Fedepiloti ha invitato a parlare come relatori alla sua assemblea.

Mario Mattioli, presidente di Confitarma, ha sottolineato l’importanza “di mantenere un dialogo aperto” e sottolineando di non aver “mai parlato di liberalizzazioni selvagge”. Semmai il tema può essere quallo di una parziale autoproduzione soprattutto quando un comandante di nave conosce bene il porto in cui la nave scala regolarmente. Nel merito, in realtà, la questione principale ruota attorno alla formula con cui si ottiene l’adeguamento delle tariffe che è “sana ma da rivedere” secondo l’associazione confindustriale degli armatori, perché gli elementi che la compongono “possano essere più trasparenti”.

Anche Assarmatori, rappresentata dal vicepresidente Vincenzo Romeo, conferma che neanche da parte loro l’intenzione sia quella di arrivare a una privatizzazione del servizio: “Non penso ci sia la volontà di privatizzare o liberalizzare il pilotaggio” ha detto Romeo. Secondo il quale comunque il confronto sta andando nella giusta direzione e forse volgendo al termine: “Dopo due anni di analisi e discussioni forti sulle tariffe di pilotaggio intravvediamo la fine di questo processo che sarà come dev’essere”. L’obiettivo comune è quello di “trovare un compromesso che non è molto distante” ha concluso il vicepresidente di Assarmatori, aggiungendo che “sarebbe sterile parlare solo di tariffe. Importante per noi è ad esempio anche l’aspetto di rinfoltire le corporazioni dei piloti. Durante il Covid hanno dovuto fare i salti mortali e non lo trovo giusto”.

All’assemblea di Fedepiloti è intervenuto poi Gian Enzo Duci, presidente di Federagenti, la Federazione degli agenti marittimi che rappresentano l’armamento straniero nel nostro Paese, vale a dire fra il 70 e l’80% dell’utenza del pilotaggio nei porti italiani. Anche Duci ha confermato che “nessuno ha mai pensato di discutere il pilotaggio come servizio pubblico” ma al tempo stesso ha rilevato come ci siano “dei punti sui quali anche i piloti devono intervenire”. In particolare sulla riorganizzazione del servizio: “Per una mancanza di organizzazione non si realizzano ad esempio economie di scala fra corporazioni vicine” ha sottolineato il presidente di Federagenti. In questo senso una delle conclusioni a cui giunge lo studio sul pilotaggio italiano commissionato da Fedepiloti ed elaborato dal Cieli di Genova è proprio quello di portare a termine aggregazioni fra corporazioni vicine geograficamente.

Sulla stessa lunghezza d’onda degli altri relatori è stato anche l’intervento di Daniele Rossi, presidente di Assoporti, secondo il quale “il pilotaggio in Italia dev’essere un sistema a controllo e formazione pubblica”. Al tempo stesso il presidente dell’associazione che rappresenta le Autorità di sistema portuale italiane, ha fatto presente che il servizio “dev’essere sostenibile per i piloti sia fisicamente che psicologicamente (i numeri di addetti deve essere adeguato), ma anche per i porti. Quindi il servizio di pilotaggio è un servizio pubblico ma questa non dev’essere una patente di legittimità per ottenere delle condizioni che non sono ottimizzate ed economicamente sostenibili. Che non rendono i porti italiani competitivi con tutti i sistemi portuali europei e mondiali”. A questo proposito la ricerca del Cieli sostiene che il costo del pilotaggio in Italia è mediamente in linea con il resto dei contesti europei.