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Accordo fra 13 paesi per liberare i marittimi. L’Italia assente

Tredici paesi ‘marittimi’ hanno concordato nuove misure internazionali per aprire le frontiere ai marittimi e aumentare il numero di voli commerciali utili ad accelerare i rimpatri. I 13 paesi in questione sono Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Indonesia, Paesi Bassi, Norvegia, Filippine, Arabia Saudita, Singapore, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti d’America, che ora […]

di Nicola Capuzzo
10 Luglio 2020
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Tredici paesi ‘marittimi’ hanno concordato nuove misure internazionali per aprire le frontiere ai marittimi e aumentare il numero di voli commerciali utili ad accelerare i rimpatri. I 13 paesi in questione sono Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Indonesia, Paesi Bassi, Norvegia, Filippine, Arabia Saudita, Singapore, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti d’America, che ora riconoscono i marittimi come lavoratori chiave. L’Italia non compare in questo elenco.

Il segretario ai trasporti del Regno Unito, Grant Shapps, ha detto. “È inaccettabile che ci siano ancora migliaia di persone bloccate nei porti di tutto il mondo e dobbiamo questo sforzo a loro e alle loro famiglie per cambiare le cose. Oggi segna un nuovo capitolo per i marittimi e insieme ai nostri partner internazionali stiamo prendendo una posizione per porre fine alla burocrazia che impedisce a uomini e donne di tutto il mondo di tornare a casa”.

In tutto il mondo ci sono ora più di 200.000 marittimi che bloccati in mare e ben oltre la naturale scadenza di imbarco.

I governi devono ora utilizzare questo vertice come catalizzatore per attuare le soluzioni che l’industria marittima ha fornito e mettendoci campo la volontà politica necessaria per metterle in pratica. La questione da risolvere non richiede soldi e non ha bisogno di complicate trattative.

L’Imo ha creato un processo in 12 fasi che gli Stati devono adottare per rendere i cambiamenti di equipaggio sicuri ed efficienti. In risposta alle notizie di questo vertice l’ITF  ha chiesto ai governi di tutto il mondo di agire rapidamente per dare ai marittimi l’esenzione dal visto, dalle frontiere e dalla quarantena per rendere possibili gli avvicendamenti di quipaggio e risolvere l’attuale crisi. “I governi hanno adottato oggi una dichiarazione in cui si impegnano a portare avanti con urgenza una serie di azioni per scongiurare la crisi globale che si sta verificando in mare per gli oltre 200.000 marittimi che sono intrappolati a lavorare sulle navi al di là dei loro contratti, e che vogliono disperatamente tornare a casa”, ha detto il segretario generale dell’ITF Stephen Cotton. “Ringraziamo i paesi che si sono riuniti oggi per il loro impegno, e ora invitiamo i ministri e i funzionari che hanno firmato la linea tratteggiata a tornare nei loro paesi e a mantenere questi impegni critici, introducendo esenzioni e deroghe pratiche che permettono ai marittimi di muoversi liberamente per consentire un cambio sicuro dell’equipaggio e il rimpatrio nei loro paesi d’origine”. Cotton ha continuato a chiedere un’azione a tutti i livelli. Dopo mesi di questa crisi di cambio dell’equipaggio che si è aggravata, i governi devono fare la loro parte”.

Ciò significa che gli Stati di approdo dove le navi attraccano, gli Stati di bandiera dove le navi sono registrate, gli hub di transito con gli aeroporti e i paesi d’origine dei marittimi, devono tutti fare eccezioni per i visti, la quarantena e le frontiere per i marittimi ora, non domani, non la prossima settimana”, ha chiarito Cotton.

L’amministratore delegato di A.P. Moller-Maersk, Soren Skou, ha così commentato alla chiusura del vertice: “Esortiamo fortemente i governi nazionali competenti ad affrontare la situazione di questi uomini e donne e ad aiutarci a stabilire corridoi sicuri tra i paesi chiave per evitare che la situazione si deteriori ulteriormente”. Skou ha detto che non agire in fretta potrebbe creare una “crisi mondiale umanitaria con potenziali conseguenze per la sicurezza in mare”.

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