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Eni, la petroliera allagata e il carico bloccato dalle sanzioni contro il Venezuela (FOTO)

Nei giorni scorsi dal Venezuela è rimbalzata fino in Italia la notizia che una nave petroliera di nome Nabarima trasformata in deposito galleggiante per lo stoccaggio di greggio e ancorata al largo delle coste ha imbarcato acqua a bordo e versa in condizioni tali per cui la oil major italiana vorrebbe trasferire via al più […]

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
4 Settembre 2020
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Nabarima

Nei giorni scorsi dal Venezuela è rimbalzata fino in Italia la notizia che una nave petroliera di nome Nabarima trasformata in deposito galleggiante per lo stoccaggio di greggio e ancorata al largo delle coste ha imbarcato acqua a bordo e versa in condizioni tali per cui la oil major italiana vorrebbe trasferire via al più presto il carico presente nelle cisterne.
Non esistono rischi particolari né di sversamenti né di inquinamento ma dalle immagini comparse su Twitter è evidente che le condizioni denunciate dai lavoratori a bordo sono effettivamente di una Fso (floating storage unit) che difficilmente può durare a lungo in quelle condizioni. Ecco perché, secondo quanto riportano fonti di stampa internazionale, l’Eni, azionista al 26% della società PetroSucre che controlla la nave (l’altro partner è la società statale venezuelana PdV), si sta muovendo con gli Stati Uniti al fine di ottenere un’autorizzazione dedicata per svuotare le cisterne e trasferire via il petrolio. Azione altrimenti resa impossibile dalle sanzioni che proprio gli Usa hanno inflitto al Venezuela.
La Nabarima è impiegata da una decina d’anni come stazione di stoccaggio galleggiante nel giacimento Corocoro nel golfo di Paria ma da quando, un anno fa, l’attività estrattiva è stata sospesa, a bordo di questa nave sono rimasti circa 1,2 milioni di barili di greggio di media qualità.
L’Eni ha escluso rischi di inquinamento spiegando che sta “collaborando con PetroSucre per definire e implementare un piano finalizzato a scaricare il petrolio dalla Nabarima con l’utilizzo di una nave cisterna dotata di dynamic position system”. Per fare ciò, però, “serve il semaforo verde degli Stati Uniti” ha aggiunto il gruppo petrolifero italiano.
Timori su un possibile sversamento di oro nero in mare arrivano invece dal vicino Trinidad & Tobago che si è offerto per fornire assistenza tecnica.
Questa vicenda si inserisce in un più ampio e articolato rapporto fra Eni e il Venezuela che vede anche il gruppo petrolifero italiano creditore dello stato sudamericano il quale sta già da diversi mesi saldando il proprio debito sottoforma di carichi di petrolio spediti verso l’Italia via mare. Lo scorso mese di luglio era infatti salito agli onori delle cronache l’arrivo presso la raffineria di Milazzo, in Sicilia, di una nave carica con un milione di barili di greggio spediti proprio dalla venezuelana Pdvsa.

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SE HUNDE NABARIMA es una plataforma de almacenamiento tiene 1300000 bls de petroleo a bordo a punto de derramarse y causar una terrible catástrofe mundial desde golfo de Paria y el Caribe.
Condiciones paupérrimas y profundo deterioro, cubierta inferior y equipos 3 mts bajo agua pic.twitter.com/U5WQZM2GPs

— Eudis Girot (@EudisGirot) August 30, 2020

A PDVSA official visited the tanker last months after concerns about its condition, we can see how bad the conditions are on the deck of the ship during that visit. pic.twitter.com/rlkmHjfSHE

— CNW (@ConflictsW) August 30, 2020

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