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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

L’Eni può sbarcare il greggio bloccato in Venezuela sulla Fso Nabarima

Gli Stati Uniti hanno rassicurato la compagnia petrolifera italiana Eni che gli sforzi per evitare una fuoriuscita di greggio da un impianto galleggiante di stoccaggio in Venezuela non saranno oggetto di sanzioni. Lo ha fatto sapere nei giorni scorsi il Dipartimento di Stato americano.

Recentemente le immagini che mostravano l’impianto di stoccaggio e scarico Nabarima, parte della joint venture Petrosucre tra Eni e la compagnia petrolifera statale venezuelana Petroleos de Venezuela, che si inclina al suo fianco, avevano sollevato non poche preoccupazione sul rischio potenziale di una catastrofe ambientale.

La Fso Nabarima è rimasta inattiva per quasi due anni dopo che Washington ha inflitto alla società petrolifera venezuelana Pdvsa le proprie sanzioni al fine di limitare e indebolire l’azione di governo del presidente venezuelano Nicolas Maduro. Quest’ultimo controlla circa 1,3 milioni di barili di greggio di Corocoro.

“Il piano dell’Eni di scaricare in sicurezza l’impianto galleggiante Nabarima Fso ha ricevuto giovedì 29 ottobre il via libera delle autorità statunitensi, confermando che l’attuale politica sanzionatoria non impedisce alla compagnia di scaricare il carico e di riparare la nave” ha fatto sapere l’Eni, che possiede il 26% della joint venture Petrosucre.

La stessa Eni ha aggiunto che procederà con il suo piano di riparazione e di recupero del greggio previa approvazione da parte di Pdvsa, l’altro partner che possiede il restante 74% di Petrosucre e che a sua volta si sarebbe già attivato per scaricare del greggio a bordo del Nabarima sulla petroliera Icaro.

Non è chiaro a questo punto se l’Eni elaborerà un nuovo piano di scarico o se le compagnie procederanno al trasferimento del greggio su una nave di Pdvsa. Gli esperti hanno raccomandato alla Petrosucre di trasferire il greggio su una petroliera dotata di sistemi di posizionamento dinamico per ridurre al minimo i rischi di incidenti e possibili fuoriuscite.

Un portavoce del Bureau of Western Hemisphere Affairs del Dipartimento di Stato americano ha spiegato che è stato “espresso il nostro sostegno per le riparazioni di emergenza” a Eni, ma non è stato specificata una precisa linea d’azione da seguire per il trasbordo del greggio.

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